La privacy non si tocca. Muro per difendere Apple. Google e WhatsApp si schierano col gruppo del’iPhone. In salita la richiesta Usa di decriptare il telefonino

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di Giorgio Ferrini

E adesso per l’Fbi e per il Dipartimento di Giustizia Usa la strada diventa davvero in salita. Google ha deciso di schierarsi pubblicamente con Apple nella battaglia per difendere la privacy dei cittadini-clienti, dopo che Tim Cook, amministratore delegato del colosso che produce e vende gli iPhone, ha deciso di non fornire i codici per decrittare gli smart phone agli investigatori federali che indagano sulla strage di san Bernardino, in California, nella quale sono morte 14 persone.

ALLEANZA
Ieri mattina il ceo di Google, Sundar Pinchai, ha sparato in rapida successione una serie di tweet per avvertire che consentire alla polizia di forzare le barriere di sicurezza dei cellulari “costituirebbe un precedente pericoloso” per tutti quanti. “Noi costruiamo dei prodotti sicuri e siamo pronti a fornire tutte le informazioni necessarie quando arrivano richieste giuridicamente giustificate”, ha spiegato il capo del più grande motore di ricerca internet, “ma questo non significa che sia giusta una richiesta che obblighi a violare i dispositivi”.
Stessa resistenza da parte di Jan Koum, ceo e fondatore di WhatsApp, che invece ha scelto Facebook per partecipare alla crociata: “Io ho sempre ammirato Cook per la sua posizione in materia di privacy e per gli sforzi di Apple nella protezione dei dati dei clienti. E non potrei essere più d’accordo con ciò che ha detto nella sua lettera agli utenti. Non dobbiamo permettere che venga instaurato questo pericoloso precedente perché oggi sono in gioco la nostra libertà e la nostra autonomia”.

INTRUSIONI
Ma cosa è successo davvero di così grave? Un giudice federale, Shari Pym, ha chiesto ad Apple di ricostruire i dati dell’iPhone “5c” di uno dei due killer che ha partecipato alla sparatoria dello scorso dicembre (sono morti entrambi), assicurando “ragionevole assistenza” alla polizia per aggirare le barriere d’ingresso e il comando che azzera i dati sul cellulare. Non solo, ma il magistrato vorrebbe anche che l’Fbi avesse la possibilità di tentare un numero infinito di volte di indovinare la password. In pratica, Apple dovrebbe fornire la chiave d’accesso al suo cellulare.
Ma la posizione di Cook è netta e destinata a guadagnargli simpatie: “Qui dobbiamo far sentire la nostra voce di fronte a quello che consideriamo un eccesso del governo Usa”.