La prova del Covid. Oggi il Governo dovrà decidere le nuove misure. Verso la proroga dello stop agli spostamenti. Gelmini: “Decisioni condivise e tempestive”

MARIO DRAGHI
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Il Governo prorogherà di 30 giorni il blocco agli spostamenti tra Regioni, in scadenza il prossimo giovedì. E’ quanto emerso ieri sera (leggi l’articolo) dopo il vertice tra i rappresentati delle stesse Regioni e delle autonomie locali e i ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza.

“Non possiamo pretendere di chiamarvi a ratificare decisioni già prese – ha detto la ministra per gli Affari regionali -, ma possiamo e vogliamo chiedervi di partecipare ad un processo decisionale che certo dovrà essere tempestivo, snello, ma che non potrà calare sulle vostre teste”. “Purtroppo con le varianti in circolazione continuare con le restrizioni è indispensabile” ha detto, invece, il ministro della Salute.

“Avevamo chiesto al Governo un cambio di passo nella gestione dell’epidemia – ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini – e dall’incontro di stasera (ieri sera, ndr) arriva un segnale positivo. Il documento unitario con le proposte delle Regioni sarà portato domani (oggi) in Consiglio dei ministri dalla ministra Gelmini, che ringrazio per averci convocato già questa sera assieme al ministro Speranza”.

“Proposte che nei prossimi giorni saranno discusse tra governo e regioni in vista del nuovo Dpcm ai primi di marzo. Questo – ha detto ancora Bonaccini – è ciò che come Regioni abbiamo proposto riguardo a vaccini, nuove regole per i cambi di fasce e certezza nell’erogazione dei ristori”.

Nel nuovo decreto, di cui l’esecutivo guidato da Mario Draghi inizierà a discutere oggi in Consiglio dei ministri, potrebbero essere compresi, inoltre, limiti anche la possibilità di fare visita ad amici e parenti e cioè la regola che, per ora valida fino al 5 marzo, consente di spostarsi verso un’altra abitazione privata massimo in due persone, con i figli minori di 14 anni.

Il documento delle Regioni.

Le Regioni e le Province Autonome hanno appreso “con favore” che “il Governo ha messo quale primo punto della sua agenda un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e della campagna vaccinale, nella consapevolezza che essa rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per la tutela della salute di tutti i cittadini ma anche per il rilancio economico e la coesione sociale del nostro Paese”.

“Si ritiene, pertanto, necessario – si legge in una nota – che tale nuovo slancio possa essere tradotto concretamente gia’ nelle prime disposizioni che il Governo si appresta ad adottare al riguardo e, a tal fine, si formulano alcune prime proposte”.

Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale. Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, carenza di personale e strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo.

Spetta quindi al Governo impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare.

In relazione all’esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione. Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l’occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l’Europa sia per l’Italia.

Al fine di garantire certezza al Paese sulle misure che investono le attività economiche e la vita dei cittadini, aggiungono dalla Regioni, “è necessario rivedere la tempistica per l’adozione dei provvedimenti di classificazione delle zone e delle relative ordinanze. Occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali. Occorre, altresì, poter procedere ad una programmazione delle attivita’ anche attraverso una diversa organizzazione dell’esame dei dati della cabina regia, delle ordinanze e della relativa decorrenza”.

Le Regioni, inoltre, ritengono indispensabile procedere “ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessari”.

“Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali. Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi e, pertanto, e’ necessario riprendere quella discussione ed approfondirla per verificare, anche dall’esperienza maturata, quali possono essere le soluzioni migliori dal punto di vista tecnico-scientifico. E’ evidente che se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza”.

Il presupposto per assumere decisioni valide e’ individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione. Si possono prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti, sulla base dei risultati di un’analisi oggettiva condotta dal CTS e dall’ISS.

“Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta – concludono le Regioni -, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, valutando in questo caso, ove necessario, anche protocolli aggiornati”.

“Tale soluzione – conclusono – risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale per le stesse. In ogni caso, è necessario che i nuovi e più snelli meccanismi vedano una definizione più chiara da parte di CTS e dell’ISS”.

Le richieste dei Comuni.

Quattro le richieste avanzate dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro a nome dei sindaci, durante il vertice tra governo e autonomie, convocato dalla ministra Gelmini e dal ministro Speranza, in vista dei nuovi provvedimenti anticovid da assumere. “Il sistema dei parametri per stabilire le limitazioni su basi certe, funziona, ha fatto tenere sotto controllo la curva e ci ha evitato un nuovo lockdown generalizzato”.

“Per questo – scrivono i Comuni – riteniamo che debba restare in vigore, anche se gli indici da utilizzare possono essere modificati sulla base delle indicazioni delle autorità scientifiche al tavolo tecnico con le Regioni”. Inoltre “I ristoranti, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, devono poter riaprire anche di sera: la consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione”.

E, scrive ancora l’Anci, “bisogna lavorare immediatamente a un piano vaccinale in grado di gestire la vaccinazione di massa che confidiamo di dover organizzare da marzo. Un piano che per funzionare deve coinvolgere i sindaci per l’utilizzo delle strutture comunali che permettono di concentrare numerosi punti di vaccinazione, come i palazzetti dello sport”. Infine, sottolineano i Comuni, “occorre procedere con speditezza al finanziamento dei nuovi ristori”.