La Sanità messa in croce. Ma il ministro Lorenzin cade sempre in piedi. Tempi d’attesa biblici per visite ed interventi

dalla Redazione
Cronaca

Tempi d’attesa biblici. Così la Sanità pubblica spinge verso quella privata chi può permetterselo. Chi non può, invece, si deve mettere l’anima in pace ed attendere esami che arriveranno soltanto dopo mesi. Il XIX Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva mette in luce un quadro drammatico. Quindici mesi per una mammografia, 10 per una Tac, 9 per una visita oncologica, 12 per una risonanza magnetica. Al di là degli annunci la ministra Beatrice Lorenzin deve prendere atto di una situazione drammatica che sotto nel periodo passato da lei al ministero della Salute non è affatto migliorata. Ma poco importa visto che, nonostante le non poche critiche, Paolo Gentiloni ha deciso di confermarla alla guida di un ministero chiave come quello della Sanità.

Il rapporto è basato su 21.493 segnalazioni giunte nel corso del 2015 al PiT Salute nazionale e ai PiT Salute locali e sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Il raffronto con l’anno precedente non lascia certo sperare grosse novità almeno nell’immediato. Rispetto al 2014 “le liste di attesa sono cresciute decisamente per gli interventi chirurgici (35,3% nel 2015 vs il 28,8% dell’anno precendente) e per le visite specialistiche (34,3% vs 26,3%)”, mentre “sono diminuite le segnalazioni di liste di attesa per esami diagnostici semplici, dal 36,7% del 2014 al 25,5% del 2015”. Discorso a parte viene fatto per quanto riguarda gli interventi chirurgici i cui tempi di attesa restano a dir poco allucinanti: 21 mesi per la rimozione di una protesi o per una operazione di alluce valgo, 20 mesi per la chirurgia maxillo facciale e ai 18 per la ricostruzione mammaria. Per una visita occorre attendere mesi e mesi. Nel dettaglio dal rapporto emergono tempi medi superiori ai 9 mesi per le visite oncologiche, un anno per quelle neurologiche, 8 mesi per quelle cardiologiche e 9 per le oculistiche.

“Se lo scorso anno abbiamo denunciato che si stavano abituando i cittadini a considerare il privato e l’intramoenia come prima scelta – afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm – ora ne abbiamo la prova: le persone sono state abituate a farlo per le prestazioni a più basso costo come ecografie, esami del sangue, eccetera. E non perché non vogliano usufruire del Servizio sanitario nazionale, ma perché vivono ogni giorno un assurdo: per tempi d’attesa e peso dei ticket, a conti fatti, si fa prima ad andare in intramoenia o nel privato”.