La scomunica dei Verdi a Cerroni

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di Angelo Perfetti

“Altro che benefattore colpito dai poteri forti. Lui con quei poteri forti ci ha fatto i soldi per anni in regime di monopolio, anche impedendo – con la complicità di una certa politica – che la differenziata decollasse, restando ancorato all’emergenza e allo sfruttamento di Malagrotta”. Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi, davvero non accetta l’autoritratto che il Supremo ha fatto di sé in passato e ribadito ultimamente.
Che ne pensa dell’ipotesi del complotto ai danni di Cerroni?
“Mi pare complicato commentare un’ipotesi del genere, per uno che ha tratto un enorme profitto in chiave monopolistica. Lui stesso faceva parte di quei poteri forti di cui parla”.
Però il concetto dei poteri forti a Roma è reale, non una proiezione giornalistica…
“Che i poteri forti esistano a Roma io l’ho provato sulla mia pelle. A me i poteri forti mi hanno messo all’angolo. Ci sono alcuni quotidiani su cui non posso comparire, dopo la mia lotta contro la cementificazione. Ci sono settori del centrosinistra come del centrodestra che, in accordo con grandi editori, muovono le fila della Capitale. E ogni elemento di disturbo va emarginato. Ma succedeva così anche con Cerroni, quando denunciavamo la pericolosità di Malagrotta”.
E’ passato qualche anno…
“E questo le dimostra come i poteri forti, Cerroni compreso, abbiano il potere di silenziare le critiche. Almeno fino a quando non scoppia il caso. Parlavamo inascoltati di Malagrotta come di un luogo inquinato, con falde inquinate, dove la raccolta dei rifiuti era sostenuta a fronte di una raccolta differenziata che non decollava proprio perché c’era chi traeva profitto da quella situazione. Non si è voluto creare un sistema virtuoso”.
Rapporti tra imprenditori, politica e magistratura?
“Come si fa a dimostrare questo… Io ho una visione della politica che prescinde dal sentito dire. Fino a oggi non mi risulta che ci siano connessioni con la magistratura. Cerroni lo dice? Beh, è normale che si difenda dopo essere stato arrestato, ma per quanto mi riguarda ho visto solo rapporti tra politica e imprenditoria a vantaggio di quest’ultima, che si parli di rifiuti come di palazzi”.
Puntare sulla differenziata però è lungo e complicato. Come se ne esce?
“Anche dieci anni fa si diceva che fosse lungo e complicato, e con questa scusa non si è fatto nulla. Iniziamo a prendere decisioni che cambino la testa delle persone. Va creata la cultura della differenziata, e si può iniziare premiando chi la fa in maniera corretta. Sarebbe un modo per incentivare i cittadini a seguire un sistema che non potrà che portare benefici generali, in termini di ambiente e in termini economici”.
Ma c’è la crisi economica, e tutto è più difficile…
“Non credo. A Madrid, dove sono stato recentemente, c’è crisi e disoccupazione come da noi, se non peggio. Eppure le strade sono pulite, i giardini curati. A Roma invece – e lo dico da pendolare che da 7-8 anni frequenta i mezzi pubblici – le metropolitane sono sporche, al punto da creare seri problemi di igiene; il decoro urbano drammatico, la manutenzione delle aree verdi, tranne alcune eccezioni, è drammatica. Serve un’assunzione di responsabilità anche dei cittadini, ma ognuno deve rispettare le regole. E l’esempio lo deve dare l’amministrazione pubblica. La verità è che da noi le risorse sono state sprecate per mantenere carrozzoni come Atac o Ama, dove mettere dentro amici degli amici e parenti. Oggi quella della crisi è una scusa, perché anche quando c’erano i soldi non si è mai fatto nulla. E’ che non c’è l’interesse politico a cambiare le cose. Manca il rispetto delle regole, a tutti i livelli.