La scure dei tagli arriva anche da Barclays

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di Luigi Grassia per La Stampa

Il mondo spera che la ripresa economica globale si consolidi ma lassù, nei massimi sistemi della finanza, qualcuno sembra non crederci. La banca britannica Barclays, un colosso internazionale, annuncia il taglio di 14 mila posti di lavoro nei prossimi tre anni; di questi, ben 7 mila riguarderanno il settore dell’investment banking.

Un piano di tagli era stato preannunciato a febbraio, ma senza troppi dettagli: si stimava allora che la cura dimagrante potesse riguardare circa 10 mila persone mentre alla fine è risultata più drastica.

Inoltre l’istituto dirotta 115 miliardi di sterline di asset a rischio verso una «bad bank». Tra le attività smistate alla bad bank ci sono 90 miliardi di sterline dell’investment banking e 16 miliardi di sterline di banche europee retail. La cura dimagrante è dovuta soprattutto al peso del passato, della crisi finanziaria globale i cui costi non sono stati ancora smaltiti, ma il fatto di ridimensionare anche il personale dimostra una certa sfiducia del futuro.  Dopo questa ristrutturazione, l’investment banking rappresenterà solo il 30% del gruppo (mentre oggi è  il 50%).

Commenta al telefono Massimo Siano, che da Londra è responsabile per l’Italia di Etf Securities: «Certamente se la ripresa fosse  solida Barclays non taglierebbe personal in un settore ciclico come l’investment banking, anzi assumerebbe. Loro sono forti nei mutui, ma anche l’immobiliare eèun settore ciclico.  A Londra l’immobiliare ha tirato grazie a capitali dalla Russia e dalla Cina…. ma adesso questi due Paesi hanno delle difficoltà politiche ed economiche». E anche per i loro straricchi sono tempi di vacche magre (in senso relativo, è ovvio).

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