La sicurezza nelle scuole resta una priorità. Ma ci saranno altri casi di contagio. Parla il deputato M5S, Vacca: “Non c’è stata alcuna apocalisse”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Casi di positività ci saranno ancora, ce lo aspettiamo, ma far ripartire la didattica in presenza era una priorità, non potevamo aspettare”. Non si nasconde dietro a un dito Gianluca Vacca, capogruppo M5S in Commissione Cultura alla Camera. Anche perché è ben consapevole degli sforzi fatti per assicurare la giusta tutela ai nostri alunni: “In Europa siamo il Paese che ha investito di più in sicurezza nella scuola e tanti riconoscimenti internazionali sono già arrivati, tra cui quello, non da poco, dell’Organizzazione mondiale della sanità”.

Non era però prevedibile tale rischio prima che si tornasse in aula?
Abbiamo riaperto le scuole con la consapevolezza che ci sarebbero state alcune criticità, inevitabili considerata l’emergenza sanitaria, ma avendo fatto il massimo per gestire ogni situazione. Queste prime settimane di ripartenza ci confermano che il lavoro è stato svolto bene: lo scenario apocalittico che in tanti avevano prefigurato non si è verificato e, nonostante difficoltà nuove, si procede regolarmente.

La ministra Azzolina oggi si è detta speranzosa che presto i protocolli saranno omogenei su tutto il territorio. Perché ad oggi non lo sono?
Il ministero ha fatto esattamente quanto è di sua competenza: mettere a punto un protocollo ‘madre’ per tutto il territorio nazionale, che stabilisce passo dopo passo cosa bisogna fare per garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico. Sta poi alle Regioni, e ai singoli istituti, declinare o eventualmente integrare queste misure in base alle loro specificità. Certo, è auspicabile la maggiore omogeneità possibile, ma il discorso rientra in una questione di competenze, che il nostro ordinamento prevede distribuite a vari livelli, e non solo in capo allo Stato centrale.

Cosa non sta funzionando al meglio e cosa crede ancora debba essere fatto?
Al momento non ci sono criticità particolari, i casi di positività al virus sono ancora limitati. A volte problemi e ritardi dipendono anche da come si sta gestendo la ripartenza a livello di enti locali e singole scuole. Noi certamente continueremo a monitorare la situazione ovunque, a valutare l’andamento della pandemia, tenendoci pronti ad intervenire in caso di necessità con eventuali nuove direttive.

Quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo scolastico in caso di prolungamento dello stato di emergenza?
Non ci sono dirette conseguenze per il mondo della scuola, d’altra parte lo stato di emergenza oggi c’è e le lezioni sono ripartite in presenza. Le norme oggi in vigore sono state pensate per tutto l’anno scolastico, al momento non c’è motivo per ripensarle.

Le opposizioni, Salvini in testa, non stanno risparmiando critiche alla ministra e alla maggioranza sul tema scuola. Ultimo caso, il concorso dei docenti. Siamo certi, però, che un tale assembramento non sia pericoloso?
La strumentalizzazione che si sta facendo sulla vicenda del concorso straordinario è indecente: parliamo di un concorso che si svolgerà in migliaia di sedi dislocate in tutta Italia, con un numero di massimo dieci candidati per classe, tutti ben distanziati. Dobbiamo toglierci dalla testa quelle immagini, che pure circolano sui siti, di mega strutture che ospitano centinaia di persone e banchi ravvicinati: sarà completamente diverso. Parliamo piuttosto del fatto che stiamo stabilizzando 32mila docenti ad oggi precari e presto ne assumeremo, sempre tramite concorso, altri 45.000. Invece di tagliare l’istruzione, come ha fatto la Lega di Salvini anni fa al Governo, stiamo tagliando il precariato.