La spiritualità ai tempi dei social network. Viaggio della Caplan alla scoperta del Sè. Ma i finti guri sono sempre dietro l’angolo

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Come si potrebbe descrivere la spiritualità nel 2018? E, soprattutto, ha ancora senso parlarne in una società, come quella contemporanea, intrisa di consumismo e alimentata dal circuito perverso dell’apparenza? A questi interrogativi prova a rispondere la scrittrice Mariana Caplan, che in A occhi aperti (Edizioni Thlon. Pp. 386) guida il lettore attraverso i contemporanei sentieri spirituali, mettendolo in guardia da ciò che potrebbe essere definita un’altra, onnipresente, ossessione della nostra contemporaneità: l’illuminazione. Qualcosa, insomma, di assolutamente repentino, che non costi né fatica né tempo, e istantaneamente travolga i destini in nome di un benessere della coscienza raggiunto con la semplicità di un selfie. A spiegarlo bene è nella nota introduttiva il noto psicologo americano John Welwood: “Per la prima volta nella storia, un gran numero di persone ha accesso agli insegnamenti spirituali più avanzati e viene coinvolta in pratiche spirituali che prima erano a disposizione solo degli eremiti, monaci e santi. Si tratta di un’opportunità meravigliosa che ha aperto una nuova possibilità: queste persone sono ora in grado di risvegliare la propria natura essenziale conducendo, allo stesso tempo, una vita normale”. Ma la spiritualità non è un mantello di Batman, qualcosa da sfoggiare e da nascondere con rapidità a secnda dei casi e, forse, anche della convenienza. La spiritualità nasconde, anche dietro ciò che può sembrare in apparenza meraviglioso, degli aspetti chimerici, che trovano nella conoscenza l’unica risposta. Nonostante l’ambizione elevatissima, Caplan – supportata dalla precisa e puntuale traduzione in italiano di Matteo Trevisani – con capacità accompagna il lettore in un viaggio attraverso testi sacri e contemporanei, aiutandolo a elaborare la straordinaria mole di informazioni, di saggi e di teorie presenti. Il suo grande merito è non solo quello di mettere in guardia il fruitore, ma di analizzare con dovizia di particolari – partendo dalla sua straordinaria esperienza personale, con eventi spesso drammatici – le strade possibili. Aprire gli occhi, come suggerisce fin dal titolo, diventa dunque l’unica mossa possibile per un futuro degno di essere definito tale.

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