La sprecopoli dell’editoria

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di Gabriella Colarusso per Lettera43.it

Lo scorso 4 giugno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti ha annunciato il varo, entro settembre, della riforma dei finanziamenti pubblici all’editoria, sia per quanto riguarda i contributi diretti ai giornali, che dovranno essere erogati in base a una «una soglia di numero copie, al numero dipendenti e al fatturato», ha spiegato, sia per quanto attiene ai contratti tra il governo e le agenzie di stampa: «Cercheremo di farle accorpare», è l’indicazione del governo, «per poter liberare risorse da impiegare soprattutto nel primo punto, cioé l’assunzione di giovani giornalisti».
70 MILIONI DAL 2013 A OGGI. In ballo ci sono tanti soldi. Nei mesi scorsi abbiamo dato contodi quanto – tra il 2013 e i primi mesi del 2014 – il governo abbia investito per garantire alle sue strutture e ai suoi dipendenti la fornitura di servizi giornalistici con contratti che, è bene ricordarlo, vengono stipulati non con gara pubblica, ma con la procedura negoziata prevista dall’articolo 57 del decreto legislativo 163 del 2006.
In tutto, si tratta di 68.956.628 milioni di euro, cui vanno ad aggiungersi i nuovi pagamenti effettuati dal dipartimento per l’editoria, da qualche settimana passato sotto la direzione del consigliere Roberto Marino, che ha preso il posto dell’ex capo Ferruccio Sepe, e resi noti il 5 maggio.

Duecentomila euro, per la fornitura di servizi giornalistici dal 1 gennaio al 31 dicembre 2014, sono andati alla società editoriale Servizi italiani nei s.rl, specializzata, come si legge sul sito, «nell’informazione di servizio, nel monitoraggio delle fonti d’informazione internazionali, nei servizi giornalistici, editoriali e di comunicazione», che edita Agenzia Nova, un «notiziario di politica ed economia internazionale centrato su Balcani, Medio Oriente e Nord Africa».
Servizi Italiani è di proprietà di Fabio Squillante, ex giornalista dell’Ansa, de La Stampa e dell’Adnkronos, figlio del giudice Renato Squillante, ex capo dei gip di Roma coinvolto nel processo Sme e assolto.
18 MILA EURO ALL’ASCA, 55 MILA ALL’AGI. Poi ci sono: 19.500 euro liquidati alla Mf Dow Jones srl; 18 mila all’Asca; 66 mila a Tm News del banchiere Luigi Abete; 85 mila euro a 9 Colonne società cooperativa del giornalista Paolo Pagliaro; due rate di 110 mila e 55.667 all’Agi, di proprietà dell’Eni, e 28.333 all’Agv news. Sommando gli affidamenti già resi noti e i nuovi contratti, si arriva a poco più di 70 milioni di euro sborsati da Palazzo Chigi dall’inizio del 2013 a oggi per la fornitura di servizi giornalistici.

Ma a usufruire dei servizi d’agenzia non è solo la cabina di regia del governo. Anche la Farnesina ha sottoscritto diversi contratti per servizi offerti tra il 2012 e il 2013 (Lettera43.it ha richiesto i dati del 2014, ma il Mae non ha ancora fornito le informazioni).
Si tratta di nove convenzioni stipulate di concerto con il dipartimento per l’editoria per un valore complessivo di 16.606.154,328 euro (consulta il documento).
Di questa somma, la parte di competenza della Farnesina è stata di 9.503.751,48. Il resto, circa 7 milioni, è stato pagato invece da Palazzo Chigi – la normativa prevede che le convenzioni vengano stipulate di concerto tra i due enti – con un esborso che va a sommarsi alle cifre già erogate dal Dipartimento (di cui sopra) per i servizi giornalistici ad uso “interno”.
13 MILIONI ALL’ANSA, CIRCA 2 ALL’ADNKRONOS. Le informazioni fornite dalla agenzie al ministero degli Affari esteri, servono, spiegano dalla Farnesina, non solo per le sedi nazionali del ministero ma anche per la rete di ambasciate, consolati e uffici esteri.
Scorrendo l’elenco degli affidamenti fatti dal Mae, tornano gli stessi nomi delle agenzie che lavorano con Palazzo Chigi. L’Agi spa ha portato a casa nel 2013 dal Mae 211 mila euro; 9 Colonne società cooperativa di Pagliaro 140.495 euro. Poi c’è il contratto con MfDow Jones News: 42.788 euro; quello con Servizi Italiani del valore di 240 mila euro, un affidamento per Tm News spa di 211.583 euro.
L’Adnkronos international invece è costata al dicastero guidato nel 2013 da Emma Bonino 1.619.248, 22 euro, mentre all’Ansa è andata la cifra più consistente: 13.727.920, 00. Ultimi due contratti: Impronta srl, 151.790, e Agenzia giornalistica Italia spa, 303.580,99.