La stretta sui migranti è servita. Blocco navale, ritorno del modello Albania, stretta sui requisiti per la protezione complementare ed espulsioni anche per chi partecipa a rivolte nei Cpr. Sono alcune delle norme introdotte nel disegno di legge sull’immigrazione che ha incassato il via libera del Consiglio dei ministri. Tra i provvedimenti centrali il cosiddetto blocco navale ossia “l’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali” – per 30 giorni prorogabili non oltre sei mesi – nei casi di “rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini” ed “emergenze sanitarie di rilevanza internazionale”.
La stretta sui migranti è servita, dal blocco navale al rafforzamento del modello Albania
I migranti a bordo delle imbarcazioni “possono essere condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate, dove operano organizzazioni internazionali specializzate nei settori della migrazione e dell’asilo, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza”. Nel caso di violazione dell’interdizione si applica una sanzione da 10.000 a 50.000 euro.
La “responsabilità solidale” si estende “all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave”. Se c’è una reiterazione scatta la confisca della nave e si procede immediatamente a “sequestro cautelare”. Diventano più stringenti anche le condizioni per ottenere la protezione complementare (ovvero il permesso di soggiorno rilasciato a stranieri che non ottengono l’asilo politico).
In questo caso serviranno quattro criteri cumulativi: avere un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza ‘certificata’ della lingua italiana, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari ed una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Si ampliano infine i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino appartenente ad uno Stato membro Ue.
Aumentano i reati per cui si può chiedere l’espulsione di un migrante
Tra i motivi per i quali d’ora in poi il magistrato potrà espellere lo straniero, ci sono anche la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, i reati contro la famiglia e la partecipazione a rivolte nei Centri di permanenza per il rimpatrio. “Con il disegno di legge proposto dal Governo stiamo dando attuazione al nuovo Patto Migrazione e Asilo, adottato dall’Ue grazie al fondamentale contributo dell’Italia. Nel provvedimento abbiamo previsto inoltre una serie di misure per rafforzare le espulsioni e garantire maggiore incisività nella gestione dei flussi migratori. È prevista anche la possibilità di vietare l’ingresso nelle nostre acque territoriali per motivi di sicurezza nazionale. I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa. Difenderli è un dovere”. Così commenta in un post sui social il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
La rabbia delle Ong
“È rivoltante trattare come un pericolo per lo Stato uomini, donne e bambini che fuggono da miseria e persecuzioni. È vigliacco respingere le persone nei paesi che le perseguitano. Non è sicurezza, è disumanità. Moltiplicheremo gli sforzi per salvare chi rischia la vita in mare”, scrive con amarezza invece Sea-Watch Italy, la nave della ong tedesca.
La denuncia di Magi
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, lancia un allarme: nel testo, osserva, c’è “una cosa che, seppure formulata in modo poco chiaro, sembra inaudita e anche incostituzionale, vale a dire una limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari all’interno dei Cpr. Ci opporremo strenuamente a ogni tentativo del genere, chiediamo al governo di chiarire e ai presidenti delle Camere di attivarsi immediatamente per tutelare le prerogative parlamentari”.