La svolta a destra di Draghi. Dal caro bollette ai favori agli evasori. Altro che keynesiano, è il solito Mario. L’agenda la dettano Lega e Confindustria

MARIO DRAGHI
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Gli ultimi atti riguardano il colpo di spugna sul cashback e la fine del blocco dei licenziamenti. Andando più indietro si ricorda il regalo agli evasori con il condono, il blitz (fallito) sul criterio del massimo ribasso per le gare e i subappalti liberi e le nomine degli esperti economisti (ultras liberisti) a Palazzo Chigi. Fino al caro bollette. In cinque mesi il governo guidato da Mario Draghi ha dato prova di avere il baricentro spostato decisamente a destra.

Addio Cashback. “Il cashback ha carattere regressivo ed è destinato a indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori”. Con queste parole il premier, in Consiglio dei ministri, ha motivato lo stop alla misura introdotta dal suo predecessore e osteggiata dalle destre e da Italia viva. Poco importa che all’interno del piano cashless disegnato da Giuseppe Conte lo strumento abbia prodotto benefici effetti in termini di incentivazione dei consumi, gettito aggiuntivo e recupero del sommerso. E’ quanto ha certificato la Community Cashless Society attivata su iniziativa di The European House-Ambrosetti. L’introduzione del cashback nel mese di dicembre 2020 – si legge nel Report – ha generato consumi addizionali pari a 1,1 miliardi di euro, a fronte di rimborsi previsti per 223 milioni di euro.

Licenziamenti liberi. Anche qui mano tesa del governo a Confindustria e alle destre. Dal primo luglio le imprese dell’industria e delle costruzioni che decidano di non far ricorso alla cassa integrazione hanno la possibilità di mandare a casa i propri dipendenti. Si salva solo il tessile allargato le cui aziende entrano nella normativa prevista per le piccole imprese e per quelle del terziario, ovvero, fino al 31 ottobre, anche loro manterranno un divieto generalizzato di licenziamento. Il premier Draghi si affida al buon senso delle aziende a cui le parti sociali – che secondo la richiesta di Palazzo Chigi lo hanno messo nero su bianco in una nota – raccomandano l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in alternativa ai licenziamenti.

Solito condono. Nonostante la Banca d’Italia e la Corte dei conti abbiano duramente condannato il condono per le disparità che introduce nei confronti dei contribuenti onesti e per la spinta all’evasione che comporta, Draghi non ha fatto marcia indietro sul colpo di spugna sui debiti col fisco. Ovvero sullo stralcio deciso delle cartelle fino a 5mila euro negli anni compresi dal 2000 al 2010 solo a chi presenta – questa la mediazione raggiunta dopo i mugugni in maggioranza – un reddito Irpef che non superi i 30mila euro. Costo stimato dell’operazione per le casse pubbliche: 666 milioni di euro. Un favore agli evasori che sarebbe stato secondo le parole dello stesso premier accompagnato da una riforma della riscossione della quale a oggi non c’è traccia.

Su le tariffe. Sarà un’estate calda per gli italiani. E non solo per le temperature ma per la stangata in arrivo per le bollette di luce e gas. L’incremento definitivo, ha comunicato l’Arera (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) è del 9,9% per l’elettricità e del 15,3% per il gas nel terzo trimestre 2021 per la famiglia tipo in tutela. Un aumento dovuto al rincaro delle materie prime. Il governo nel recente decreto sul Lavoro è intervenuto con un fondo da un miliardo di euro. E, dice Arera, la bolletta dell’elettricità sarebbe stata molto più alta se l’esecutivo non fosse intervenuto con un provvedimento di urgenza per diminuire la necessità di raccolta degli oneri generali in bolletta del prossimo trimestre. E qualche sconto ci sarà anche per le famiglie in forte disagio economico. Ma si tratta di toppe che non riescono a contenere quello che le associazioni dei consumatori definiscono un massacro per gli italiani.

Nomine iperliberiste. Dulcis in fundo i superesperti chiamati alla corte di Draghi. Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi e Carlo Stagnaro sono stati reclutati al “Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica”, struttura del Dipartimento della programmazione economica di Palazzo Chigi, guidato da Marco Leonardi. Gli esperti in questione, osannati dai renziani, sono stati demoliti da un gruppo di economisti che hanno scritto una lettera aperta al premier contestandone il fatto che siano tutti uomini, del Nord, contrari all’intervento pubblico in economia, che minimizzano la questione meridionale e snobbano il cambiamento climatico alla faccia del green deal dell’Europa.

Tra i più chiacchierati Stagnaro e Puglisi. Il primo, direttore ricerche e studi dell’istituto Bruno Leoni di cui si ignorano i finanziatori, è noto per le sue teorie molto scettiche sul cambiamento climatico e alcune tesi a favore delle armi. Il secondo, professore all’Università di Pavia, ultras liberista, è conosciuto per il suo stile aggressivo sui social. Dove ha attaccato duramente il precedente governo e si sbrodola in lodi infinite all’indirizzo di Draghi.