La tecnologia fa male…Al portafogli

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Di Umberto Torelli per Il Corriere della Sera

Tassa sul telefonino: finalmente è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del ministro Franceschini firmato il 20 giugno, con la tabella definitiva con gli aumenti «dell’equo compenso per copia privata». In alcuni casi come per gli smartphone, calcolando anche l’Iva del 22%, gli incrementi arrivano al 704%. Entra in vigore tra 10 giorni. Vale la tabella già pubblicata dal Corriere della Sera il 5 luglio. Ad esempio per smartphone e tablet si parte da 3 euro con memoria da 8 GB fino a 5,20 euro oltre 32 GB (prima era 0,90 euro per smartphone e nulla per i tablet). Le chiavette Usb arrivano fino a 9 euro (secondo la memoria). Invece il compenso per i computer è di 5,20 euro. Anche gli hard-disk sono in elenco con 20 euro per modelli da 1-2 TB. Una cifra che graverà in modo significativo sul costo finale che oggi si aggira tra 60-70 euro.

La doppia imposizione sulla tv
Clamoroso il caso della doppia imposizione delle Tv con possibilità di registrazione che prima erano esenti e adesso pagano 4 euro. A cui però bisogna aggiungere il compenso di hard disk e chiavette Usb senza le quali i Tv non sono in grado di registrare. Scende da 0,90 euro a 0,50 euro il quanto dovuto per i «vecchi telefonini a tasti» senza memoria. Va ricordato che l’attuale decreto segue le direttive stabilita dal precedente del dicembre 2009 che stabiliva il periodico aggiornamento delle cifre, per adeguarle allo sviluppo delle tecnologie digitali. «In cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore». Anche se negli anni il mondo digitale con l’arrivo dello streaming è molto cambiato. Una tendenza in linea con il rapporto commissionato dal precedente ministro Massimo Bray alla torinese Quorum. Dal rapporto emerge che solo 13 italiani su 100 fanno una copia per uso privato di contenuti audio-video in un secondo dispositivo digitale.

L’Italia pagherà un quarto degli importi europei
Ma che cosa succede negli altri Paesi Ue? In 15, tra cui Germania e Francia applicano un sistema analogo all’Italia. Dei rimanenti 13, Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Cipro e Spagna non prevedono imposizioni. Mentre Polonia, Romania, Grecia, Bulgaria, Lituania Slovacchia, Repubblica Ceca calcolano il compenso in percentuale sul prezzo di vendita. Facendo il confronto con quando previsto dal Decreto per tablet e smartphone da 16 GB (tra i più venduti) in Italia si pagheranno 4,0 euro, contro una media Ue rispettivamente di 1,57 e 2,89 euro. Considerando i trend di crescita del mercato italiano 2014, si stima un gettito totale per le casse Siae di oltre 150 milioni di euro. Peraltro il rapporto Castex dello scorso febbraio della Commissione europea, ha previsto un introito totale per i Paesi Ue di circa 600 milioni di euro. Dunque l’Italia, una volta operativo il decreto, da sola riscuoterà oltre un quarto dei compensi europei. Con l’uscita del Decreto Franceschini i produttori e le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e hanno già fatto sapere che faranno ricorso al Decreto.