La tregua in Siria non è mai iniziata. I ribelli denunciano gli attacchi di Assad: già a rischio i colloqui di pace

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La speranza di avviare a breve un processo di pace in Siria è durata pochi giorni, giusto i giorni a cavallo tra il 2016 e il 2017. Una gran parte delle fazioni ribelli, infatti, ha denunciato la violazione della tregua da parte del regime del presidente Bashar Assad, nonostante il ruolo di garante della Russia e la promessa della Turchia di far rispettare il documento firmato dalle parti in causa. Gli oppositori di Damasco hanno sostenuto, in un comunicato diffuso via web, di aver “rispettato il cessate il fuoco in tutto il territorio siriano, ma il regime ed i suoi alleati non lo hanno fatto, con significative violazioni nelle regioni di Wadi Baraba e Ghouta”.

“Nonostante le continue richieste formulate ai garanti del regime (Turchia e soprattutto Russia, ndr), tali violazioni continuano, minacciando la vita di centinaia di migliaia di persone”, hanno concluso i miliziani ribelli, annunciando il congelamento dei colloqui di pace programmati ad Astana, in Kazakistan, a fine gennaio. L’intesa prevedeva oltre alla tregua, scattata teoricamente il 30 dicembre scorso, l’inizio di un percorso per la soluzione politica della guerra civile in Siria.

La trattativa includeva tutti i gruppi considerati moderati, tra cui Ahrar al-Sham e Ahrar al-Sham, che in totale contano su circa 30mila guerriglieri sparsi sul territorio siriano. Come era prevedibile dall’elenco c’è stata l’esclusione di Jabhat al-Nusra (la fazione nata come costola di Al-Qaeda che governa a Idlib), dell’Isis (che è in arretramenti ma controlla ancora la città di Raqqa, considerata capitale del sedicente Stato islamico) e anche i curdi siriani (ritenuti terroristi dalla Turchia). L’obiettivo della mediazione resta alquanto ambizioso: raggiungere un cessate-il-fuoco duraturo e quindi trovare un accordo tra il regime di Damasco e i ribelli verso una transizione post-guerra, con lo scopo di dare spazio a gruppi islamici, ma isolando le branche estremiste, come i jihadisti dell’Isis.