La vendetta del Sultano, Erdogan punisce le città ribelli. E invia i profughi dove l’opposizione è più forte

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I migranti usati come un’arma politica. Con l’invio “a orologeria” dei rifugiati nelle zone “ribelli”. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è finito di nuovo sotto accusa da parte delle opposizioni. Perché starebbe portando avanti una strategia punitiva: nelle città in cui è più forte l’opposizione vengono predisposti i centri per i profughi. A Dikili i residenti sono preoccupati per questa strategia. Il sindaco del Chp (i repubblicani kemalisti), Mustafa Tosun, ha puntualizzato che nessuno gli ha riferito che la sua città rientrava nei piani per l’accoglienza, stabiliti con l’Unione europea.

Erdogan colpisce il turismo
“Non sono mai stato informato dal Consiglio di migrazione. Ma abbiamo sentito le indiscrezioni, naturalmente, e gli imprenditori locali della zona si sono riuniti per decidere cosa fare”, ha detto Tosun. L’amministrazione teme contraccolpi per il turismo, che rappresenta una delle principali fonti di guadagno. Gli investitori potrebbero decidere di bloccare i capitali e spostarsi altrove. La colpa di Dikili è quella di avere una grande tradizione laica, tanto che nella piazza centrale campeggia una statua in bronzo con Mustafa Kemal Atatürk (il padre fondatore della Turchia). Una conferma della solida tradizione repubblicana, visibile anche in strada dove non c’è traccia degli obblighi voluti dal presidente sul modo di vestire o sullo stile di vita.

“Perché non mandano i profughi a Konya?”, ha detto al giornale Politico Özlem Tavukçuoğlu, una cameriera di un hotel, riferendosi alla città conservatrice in Anatolia, dove è noto il forte sostegno per il partito di governo. La preoccupazione non nasce da uno spirito razzista. Tutt’altro. La questione è legata al possibile arrivo in Turchia di affiliati all’Isis o a Jabhat al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. E un abitante di Dikil spiega che “Erdogan vuole mettere i rifugiati lontano dagli occhi dei suoi elettori”.

Un’altra decisione ha sollevato sospetti. Il governo di Ahmet Davutoglu ha individuato a Maraş, un’altra roccaforte dell’opposizione situtata nel sud della Turchia, un centro di accoglienza per i rifugiati. E anche in questo caso c’è stata una reazione cone le proteste sono scoppiate tra la popolazione residente.