La verità nelle carte dell’Antimafia. I Corleonesi si potevano fermare. Desecretate le informative su Cosa nostra del ’71. Profetici i report riservati di Dalla Chiesa e Giuliano

di Clemente Pistilli
Cronaca

Ogni volta che lo Stato arretra la mafia si rafforza. La storia dei clan è anche storia di errori, omissioni e terribili sottovalutazioni da parte delle istituzioni. Una storia che deve essere conosciuta, affinché quanto è accaduto non si ripeta. La commissione parlamentare antimafia ha appena desecretato e pubblicato quattro rapporti di polizia giudiziaria redatti nel 1971 a Palermo, che a distanza di cinquanta anni mostrano come quello che stava diventando Cosa Nostra e perché fosse stato ben compreso dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri. Analisi quasi profetiche quelle a cui ha tolto il segreto la commissione presieduta dal pentastellato Nicola Morra, fatte da uomini del calibro di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Boris Giuliano. Le mancate risposte a quelle informative hanno seminato lutti e tra le vittime della mafia sono finiti proprio Giuliano e il generale Dalla Chiesa.

L’ANALISI. Nei documenti appena desecretati emerge la particolare transizione che Cosa Nostra stava compiendo. Gli investigatori avevano specificato che dal 1963 al 1968 aveva retto la pax mafiosa, frutto di una intensa attività di repressione “posta in essere in maniera compatta e continuativa” da parte dello Stato dopo la strage di Ciaculli del 30 giugno 1963, costata la vita a sette militari e agenti, uccisi con un’Alfa Romeo Giulietta imbottita di esplosivo. Poi però lo stesso Stato aveva ceduto. La Corte d’assise di Catanzaro, il 22 giugno 1968, aveva assolto 44 imputati per insufficienza di prove.

E nei rapporti di Giuliano e Dalla Chiesa era stato subito denunciato che la mafia palermitana a quel punto si era sentita carica di un “più rinnovato prestigio”. In quelle carte vi è quindi un lungo elenco di omicidi di mafia, tra i quali la nota strage di viale Lazio del 10 dicembre 1969, a cui presero parte i boss emergenti del calibro Totò Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella, la scomparsa del giornalista Mauro de Mauro e l’omicidio del procuratore Pietro Scaglione, fino agli atti dinamitardi della notte di Capodanno del 1971 eseguiti a Palermo, nel mandamento dei Madonia, ai danni di vari enti e uffici pubblici.

ERA TUTTO SCRITTO. Avvisaglie della nuova guerra di mafia che sarebbe culminata con il trionfo dei corleonesi. “Fatti questi – si legge nei rapporti pubblicati dalla commissione Antimafia – che non hanno precedenti nelle manifestazioni criminose dell’isola, perché appaiono talmente aberranti da far ritenere che si agitino o si occultino a monte degli esecutori materiali grossissimi interessi ai quali non sarebbero estranei ambienti e personaggi legati al mondo politico ed economico-finanziario e che, in forma più o meno occulta, hanno fatto ricorso, dal dopoguerra in poi, a sodalizi di mafia per conseguire iniziali affermazioni nei più svariati settori, per garantire quanto via via acquisito, per speculare”. Tutto era già scritto nel 1971.