La voce “Fuori dal coro” di Aldo Forbice. Pure nel suo romanzo il giornalista è controcorrente. E il racconto intreccia fantasia e momenti personali

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Un saggio con la costruzione di un romanzo e l’impreziosimento di poesie. Il libro di Aldo Forbice, Fuori dal coro (Dario Flaccovio editore, pp. 320, euro 18), si muove su vari livelli, giocando con la curiosità e le informazioni che vuole dare al lettore. Secondo il giudizio dello stesso autore, si tratta di “un romanzo, anche se un po’ anomalo, brani di un saggio, anche se un po’ anomali, e una serie di componimenti poetici, anche se un po’ anomali”. Il testo rappresenta anche un sfida inedita per l’autore, che ha scelto il genere del thriller per attirare l’attenzione. “Finora avevo scritto solo dei saggi. Questa volta ho voluto pensare a una storia con un filo conduttore”, spiega a La Notizia Forbice, giornalista ed ex conduttore della trasmissione di Radio 1 Zapping. “L’obiettivo – aggiunge – è quello di rendere il libro più fruibile, meno pesante di un saggio”.

Tracce autobiografiche – Ma di cosa parla Fuori dal coro? “Il giornalista Max Ferrari, storico conduttore di un programma radiofonico, s’imbatte nello strano suicidio di una donna, Sofia Chiti, moglie di un noto architetto. Affiancato, nel bene e nel male, da Giulia, la sorella di Sofia, e da Alessia, una collaboratrice dell’architetto, Max si ritrova coinvolto nel groviglio di relazioni, silenzi, bugie e segreti che circondano il caso”, spiega la quarta di copertina. La trama si arricchisce di tanti spunti, nel solco di un giallo che vuole farsi divorare pagina dopo pagina: “Max finisce persino per collaborare con l’ispettore di polizia che apre un’inchiesta su quella morte sempre più misteriosa. Nel frattempo, il giornalista è attivamente alla guida della propria trasmissione, La Ribalta, e lancia campagne umanitarie contro la pena di morte, la tortura, la violenza sulle donne e i bambini in vari Paesi del mondo”. Le informazioni sul libro evidenziano un aspetto: nel testo ci sono delle evidenti note biografiche di Forbice. L’autore, tuttavia, ci tiene a precisare: “Non è un libro autobiografico. Ci sono solo delle tracce della mia esperienza professionale”.

Target – L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a un pubblico giovane. Anche per questo è stata scelta la forma della narrazione di fantasia, seppur con elementi saggistici. “Spero che, attraverso questo libro, i più giovani possano avvicinarsi ad argomenti come la tortura, la pena di morte, la violenza sui bambini e sulle donne. Mi occupo da sempre di questi aspetti, cerco di veicolare dei messaggi di sensibilizzazione”, sottolinea Forbice. C’è anche un’altra questione che diventa rilevante nel libro: il sottotitolo si chiude con la domanda “Cos’è la libertà?”. L’autore ammette la difficoltà a dare un’indicazione univoca: “La risposta è abbastanza complessa. Ma è per me strettamente legata al rispetto dei diritti umani, perché in genere sono calpestati sotto i regimi dittatoriali e illiberali. È proprio in quei Paesi che si vive in una situazione di forte limitazione di libertà: spesso non solo non esiste, ma nemmeno viene concepita. Perché non fa nemmeno parte della loro cultura”.