Le Lettere

La zappa e la tastiera

Mi sembra che il giornalismo italiano negli anni abbia subìto un declino pauroso nei contenuti e nella forma. Parlo della disinformazione imperante, ma anche delle nozioni basiche del mestiere. Leggiamo insulsaggini scritte malamente su fogli dove una volta scriveva gente come Ronchey, Biagi, Montanelli, Pasolini, Buzzati, Montale e tanti altri.
Arnaldo Capece
via email

Gentile lettore, concordo in toto. Ho spesso stigmatizzato la piaggeria e disinformazione da regime che permea l’intero sistema informativo. Ma come lei vede, c’è dell’altro: c’è il modo grezzo di scrivere, non di rado sfregiando grammatica e sintassi, e comunque con un linguaggio di infima lega che tradisce una cultura scarsa e un pensiero di bassa specie. L’altro giorno mi sono arrabbiato leggendo una giornalista sportiva, inviata di una “grande” (?!?) testata italiana, che scrive: “Djokovic è stato buttato fuori a calci dal nuovo padrone di Wimbledon”, ossia Sinner. Ma ci si può esprimere in una maniera così volgare? È un linguaggio triviale (“buttato fuori a calci”, “il nuovo padrone”), con un’immagine indegna perfino dei fumetti di Sturmtruppen e una grossolana mancanza di rispetto per un campione come Djokovic, uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Insensibilità, ignoranza, arroganza la fanno da padrone. Una volta a scrivere di sport c’erano intellettuali come Giovanni Arpino e Gianni Brera, per dirne due. Ora ci sono barbari e trogloditi che urlano per esibire il proprio ego, pensando di essere loro i protagonisti dell’articolo. Un mucchio di gente dovrebbe smettere di violentare la tastiera e andare invece a zappare la terra.

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