L’accordo sul futuro di Damasco è ancora lontano. Gelo fra Usa e Russia: lo zar colpisce i ribelli sostenuti da Washington

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L’inizio degli strikes aerei russi sulla Siria segna un momento importante nel complesso scenario mediorientale. I raid russi seguono di pochi giorni quelli francesi con la differenza che i primi sono posti in essere rispettando le disposizioni del diritto internazionale. Il Cremlino ha infatti reso noto che è stato proprio il Presidente Assad a richiedere l’aiuto delle forze russe. Questo rappresenta un elemento molto importante in quanto evidenzia come Putin si stia muovendo nell’ambito dell’internazionalmente lecito a differenza di Stati occidentali i quali, sulla base di un presunto diritto di legittima difesa, hanno iniziato i propri raid violando la sovranità territoriale della Siria. Appare utile ricordare come un intervento per legittima difesa presupponga che lo Stato reagente sia stato oggetto di un attacco, oppure che agisca per legittima difesa preventiva. In quest’ultimo caso però andrebbe provata l’imminenza dell’attacco che giustificherebbe il nesso stringente di prossimità tra l’azione e l’attacco da prevenire. Altro elemento interessante da mettere in luce è dato dal fatto che il Presidente russo ha più volte sostenuto che l’intervento fosse diretto contro lo Stato Islamico ma, secondo le prime evidenze, gli obiettivi degli attacchi aerei, individuati in cooperazione con il governo Siriano, sono state le postazioni dei ribelli. Questo pone un interessante interrogativo in quanto questi ultimi sono sostenuti dagli Stati Uniti proprio in funzione anti – Assad. A questo punto ci si chiede come sarà possibile tradurre in azioni concrete le proposte di cooperazione avanzate durante l’incontro a New York tra il leader russo e quello statunitense.

L’IMPASSE
Risulta evidente che, senza un accordo sul futuro politico della Siria, nessuna operazione militare potrà risolvere la drammatica situazione che ormai da quattro anni affligge quei territori, con ripercussioni in tutta Europa. Nonostante la conflittualità sia da tempo diventata non convenzionale, i principi sulla base dei quali si impiega la forza militare restano gli stessi: non può esserci nessuna strategia militare se non si è prima definita una strategia politica.