L’agibilità

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di Gaetano Pedullà

Giri di parole, lievi allusioni, persino la sparata che andare ai servizi sociali gli farà piacere. Alla prima uscita pubblica di Silvio Berlusconi dopo mesi di silenzio abbiamo sentito altri silenzi. L’avvertimento dei giudici è stato chiaro: se attacca i magistrati se ne va dritto dritto agli arresti domiciliari. E il Cavaliere non ha avuto il fegato di rischiare. Risultato: un monologo infinito che sembrava un brodino tiepido di fronte ai piatti forti di Renzi, a base di riforme e promesse di sgravi fiscali, o di Grillo con i suoi attacchi frontali all’Euro e all’Europa. Con accanto Fitto, Tajani e Miccichè – il nuovo che avanza – e Toti e la Gardini a fare da veline, il fondatore sta diventando anche l’affondatore di Forza Italia. Oggi nessuno glielo dice, ma dopo le urne – vedrete – se Alfano raggiungerà la soglia del 4% molti dei suoi cercheranno riparo sotto il tetto del Ncd (o di Fratelli d’Italia o dei “responsabili” di turno). Per fermare questo declino il Centrodestra deve avere un leader. E prima di tutto, un leader con vera agibilità politica. Non certo un capo partito che prima di parlare deve far vedere i suoi discorsi agli avvocati. Per questo in un Paese dove il confine tra potere legislativo e giudiziario è stato invaso – da una parte e dall’altra – vedere un leader politico costretto dai giudici a censurarsi è qualcosa di abnorme. E per Berlusconi tanto valeva non farla nemmeno una campagna elettorale dove oltre al rischio di uscire con le ossa rotte dalle urne va pagato il prezzo di sfiorare il ridicolo. Perchè tutti sappiamo che il Cav è felice di fare i servizi sociali. Sì, esattamente quanto è vero che Ruby è la nipote di Mubarak.