L’Agnelli sacrificale sull’altare di X-Factor. Il rock alternativo sul palco di un talent

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Nemmeno il palco del Festival di Sanremo gli aveva dato tanta notorietà. La partecipazione al carrozzone sanremese è passata quasi inosservata, lasciando poche tracce. Così Manuel Agnelli ha dovuto aspettare i 50 anni per avere quello per cui si è battuto: portare il rock alla ribalta, facendolo uscire dalla nicchia di appassionati e strenui difensori della purezza rockettara. Sì, è vero: i fan della prima ora ricordano brani come Sui giovani d’oggi ci scatarro su e Male di miele con un suono arrabbiato e fuori dagli schemi per la scena italiana. Ma i tempi cambiano e il rock per sopravvivere deve adattarsi. Almeno secondo l’Agnelli-pensiero.

Quindi davanti all’opportunità di fare il giudice di X-Factor non ha fatto lo snob, come richiederebbe il copione della rockstar alternativa, e ha accettato, per due effettive ragioni. La prima, innegabile, è economica: dopo una vita di concerti, tra piazze, festival e anche centri sociali (domenica gli Afterhours suoneranno al Forte Prenestino per sostenere gli spazi gratuiti in cui poter assistere a spettacoli culturali) non è gli sembrato scandaloso pensare a guadagnare una somma, che per sua stessa ammissione avrebbe ricavato in un anno di tour. Ma c’è anche un altro motivo: portare un messaggio alternativo, sfruttando un canale di massa. Quello televisivo. Ritenuto una sorta di demonio per i custodi dell’ortodossia musicale alternativa. Anzi, a dire la verità, Manuel Agnelli ha fatto di più: ha accettato di mettersi sotto i riflettori di un talent show, tramutatosi in un paradigma, che a ogni puntata è trending topic su Twitter. L’apice del mainstream per un alfiere dell’alternatività. Un’operazione che probabilmente riscriverà la cartina geografica dei fan degli Afterhours: più giovani xfactoriani e meno rocchettari degli anni Novanta, orfani del grunge e amanti del pogo sfrenato.

Resta il fatto che Agnelli è stato la rivelazione della prima puntata di X-Factor. Ma è stato tale perché non lo conoscevano davvero: la sua indole, anche se densa di ironia amara e in apparenza tetra, ben si concilia con lo spirito del talent in onda su Sky. E soprattutto il cantante della band milanese ha le conoscenze tecniche per esprimere dei giudizi, vista la produzione di artisti come Cristina Donà e i Verdena. Insomma, è sorprendente la sorpresa rispetto alla perfomance televisiva di un artista che sta sul palco da più di venti anni e conosce bene gli angoli della musica, anche quelli più bui. Una cosa è però difficile da prevedere: riuscirà il “nostro eroe” a non farsi logorare dalla routine televisiva? Tutto si capirà dal prossimo anno. E vedere se proseguirà la sua avventura a X-Factor…

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