Sottovalutati i rischi. Il Viminale fa mea culpa sull’assalto alla Cgil. Il ministro dell’Interno nega però l’accusa di aver favorito una strategia della tensione

LUCIANA LAMORGESE
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Prima l’assalto alla Cgil, poi lo sgombero della manifestazione al porto di Trieste (leggi l’articolo). Dopo giorni di tribolazioni e critiche, la ministra Luciana Lamorgese si è presentata alla Camera (qui il video) per illustrare la sua informativa urgente e rispondere – letteralmente punto su punto – a tutte le accuse che le sono state riversate contro.

“C’è stata una lettura politica che tende ad accreditare la tesi di un disegno assecondato dal comportamento delle forze dell’ordine, devo respingere fermamente questa lettura”, perché essa “insinua il dubbio che le forze della polizia si prestino ad essere strumento di oscure finalità politiche. È un’ingiusta accusa, che getta un’ombra inaccettabile sull’operato delle forze ordine”, ha esordito la ministra dell’Interno, respingendo al mittente le accuse di aver rispolverato la “strategia della tensione”. Parole che hanno immediatamente provocato fortissime proteste dai banchi di Fratelli d’Italia, da cui si è levato il coro “dimissioni, dimissioni”, che hanno reso necessario l’intervento del presidente, Roberto Fico, che ha più volte richiamato all’ordine i responsabili della protesta.

SICUREZZA PUBBLICA. Nel proprio intervento la titolare del Viminale, contrariamente da quanto sostiene Matteo Salvini, non si è affatto nascosta dietro frasi di circostanza. Anzi ha spiegato che, in riferimento all’assalto alla Cgil, “è palese che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti, specie quella istigata da elementi più politicizzati”. Fatti per i quali la ministra ha voluto rinnovare la propria “solidarietà alla Cgil e alle forze di polizia” per “la manifestazione del 9 ottobre” che “inaspettatamente ha attirato un numero di partecipanti più che triplicato rispetto a quello previsto”. Non solo.

Lamorgese spiega anche un altro aspetto critico che ha fatto precipitare le cose in quanto c’è stata grande “partecipazione di esponenti di Forza Nuova”, con una presenza quantificata in almeno “200 unità” e ciò “non fa che confermare l’acceso interesse di questa formazione, appartenente all’area della destra radicale, ad acquisire spazi di visibilità che ne accreditano il bacino di consenso”. La titolare del Viminale non si è sottratta nemmeno sulla questione del mancato fermo di Giuliano Castellino spiegando che “la facoltà di arresto della persona soggetta a sorveglianza speciale viene ora correlata alla violazione di quelle prescrizioni che abbiano un contenuto determinante e specifico e che siano quindi compatibili con i principi costituzionali”.

La ministra ha poi smentito anche il retroscena relativo ad “agenti infiltrati nel corso della manifestazione contro il Green Pass” bollando tale teoria come assurda. Un intervento in cui ha affrontato anche il tema dello sgombero al porto di Trieste che “nonostante il richiamo del prefetto alla palese illegittimità dello sciopero, è stato attivato un presidio al varco 4” che ha impedito parte delle attività dello scalo. “A fronte di tale situazione” spiega Lamorgese “il prefetto ha indetto un comitato urgente di sicurezza in cui si è condivisa la necessità di effettuare lo sgombero” dove, tra le altre cose, “si è prefigurato il pericolo di degenerazione dell’ordine pubblico ed è stato necessario l’uso di idranti e lacrimogeni” per evitare il ripetersi di una situazione simile a quella dell’assalto alla Cgil.

TEMPI DURI. Tutto risolto? Nient’affatto. Per Lamorgese “ci attende un periodo ancora molto impegnativo che culminerà con il G20”. Per questo è necessario “focalizzare ogni fonte di rischio e pericoli maggiori”. L’iniziativa di Roma ha visto una partecipazione composita e assai eterogenea. Gli organizzatori della manifestazione avevano indicato in mille persone il numero orientativo dei partecipanti, ma le autorità hanno ipotizzato una presenza tra le 3-4 mila unità, la forza pubblica messa a disposizione dalla Questura di Roma era di 590 elementi, più 250 operatori della forza territoriale. Il dispositivo complessivo poteva contare su 840 unità, da ritenersi pienamente adeguato”.

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