L’Aquila, dopo le mazzette ricostruzione a rischio

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“Me ne vado – ha detto in conferenza stampa il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente – è giusto così. Ce l’avete fatta, me ne vado per un avviso di garanzia mandato nemmeno a me, ma al mio vice. Pago io per tutti, non è possibile continuare in questo modo”. Ora Cialente ha 20 giorni di tempo per ripensarci, come accadde già in passato, non resta che attendere anche se questa volta non sembrerebbe disposto a ripensarci. L’8 gennaio quattro persone sono finite ai domiciliari e altre quattro sono state indagate nell’ambito di un’inchiesta legata ai lavori di ricostruzione post-terremoto. Tra queste anche il vicesindaco Roberto Riga, che si è dimesso accusato di corruzione: avrebbe ricevuto una mazzetta da 10mila euro in contanti per favorire una società, la Steda spa, nell’attribuzione degli appalti. Nei guai, tra gli altri, anche Vladimiro Placidi, 57 anni, assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali dopo il terremoto.

 

PUBBLICATO SULL’EDIZIONE CARTACEA DEL 10 GENNAIO 2013

di Antonello Di Lella

Dopo le mazzette e gli arresti arriva anche la minaccia di bloccare la ricostruzione. Al danno si aggiungerebbe la beffa per i cittadini aquilani traditi da alcuni dei loro amministratori. E che ora temono ripercussioni sui fondi che il governo centrale dovrebbe erogare per completare (e in molte zone della città avviare) la ricostruzione. La minaccia non è stata poi tanto velata, anzi tutt’altro, perché il ministro della Coesione territoriale Carlo Trigilia ha lanciato sull’Aquila una sorta di bomba ad orologeria. Trigilia, delegato del governo per la ricostruzione del capoluogo d’Abruzzo, non è stato affatto tenero nei confronti dell’amministrazione guidata da Massimo Cialente: “Il comune dell’Aquila la smetta di chiedere soldi, non è possibile pretendere 3 miliardi l’anno quando la previsione di spesa è di 500 milioni. Ritengono insufficiente l’impegno del governo, c’è davvero poca sintonia con loro”. Il ministro non ha certo esitato a riferirsi chiaramente alla nuova tangentopoli ipotizzata dalla Procura e in cui sarebbero coinvolti vari amministratori e funzionari del comune che avrebbero intascato mazzette; soldi, ma anche casette in legno pur di favorire la Steda spa nell’aggiudicazione di alcuni appalti: “E’ arrivato il punto di badare alla qualità della ricostruzione e non della quantità delle risorse”, ha affermato il ministro, “e questa spiacevole vicenda rischia di mettere in discussione gli sforzi di tante persone oneste”.

Guerra di cifre
Trigilia ha snocciolato i numeri delle cifre arrivate all’Aquila da quel tragico 6 aprile del 2009 fino ad oggi arrivando a sommare 12 miliardi di euro. Ma su come siano stati spesi non è mancata la frecciatina polemica a Cialente e agli amministratori abruzzesi: “Se siano stati spesi bene o no questo non so dirlo. Certo è che la magistratura è intervenuta più volte”. In questi anni di conti ne sono stati fatti davvero tanti, ma risulta davvero difficile stabilire quanto occorra esattamente per la ricostruzione della città e dei paesi colpiti duramente da quella terribile scossa. Nelle previsioni del delegato del governo per la ricostruzione dovrebbero essere necessari altri 6-8 anni per la ricostruzione con una spesa di un miliardo, un miliardo e mezzo ogni anno. L’incertezza regna sovrana.

Nel mirino anche il sindaco
Che il rapporto tra Massimo Cialente e i palazzi romani non sia stato mai idilliaco è cosa ben nota. Ma questa volta probabilmente la posizione del primo cittadino ha scricchiolato davvero. Alla fine però niente di fatto perché per l’ennesima volta ha minacciato di dimettersi e per l’ennesima volta è tornato sui suoi passi. Cialente non risulta coinvolto nell’inchiesta, ma la gente dell’Aquila è esasperata e questa volta non sono mancate contestazioni pesanti anche al suo operato. Il sindaco in tutta risposta si è scagliato duramente contro l’esecutivo: “Uno dei problemi più grandi è stato la scelta del governo di lasciarci nelle mani di Trigilia. Anche se credo che le dichiarazioni del ministro siano state ampiamente concordate con il premier Enrico Letta. Il governo dall’anno scorso doveva fare dei decreti attuativi della legge Barca, ma questi decreti non sono mai stati fatti”.

L’indagine
Al centro dell’inchiesta l’azienda veneta Steda spa che, secondo gli inquirenti, per entrare nella ricca torta degli appalti post-terremoto avrebbe corrotto (su suggerimento dei diretti interessati) funzionari e amministratori aquilani. Si trattava dei lavori di messa in sicurezza relativi al puntellamento degli edifici; ad affidamento diretto per un piatto succulento dal valore di 200 milioni di euro. Otto in totale le persone sott’indagine, di cui quattro agli arresti domiciliari. Tra gli indagati anche l’ormai ex vice sindaco Roberto Riga che, a quanto pare, rivestì un ruolo determinante nella scelta di Pierluigi Tancredi (ai domiciliari) come delegato per il recupero e la salvaguardia dei beni artistici. Una scelta alquanto strana quella di Tancredi, ex assessore di centrodestra, e all’epoca dei fatti consigliere comunale, ma di minoranza.