L’Aquila è ferma a otto anni fa. A scuola ancora nei container. La ricostruzione pubblica procede al rallenty

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Otto anni sono passati, ma almeno altri otto saranno necessari per la ricostruzione nella provincia dell’Aquila rasa al suolo dal terremoto del 6 aprile 2009. Sono i tempi stimati dall’Ufficio speciale per la ricostruzione. Nonostante i lavori procedano a rilento, la ricostruzione del centro storico dell’Aquila dovrebbe essere ultimata entro il 2020; la speranza è che non sia soltanto un sogno, come autorizzerebbe a pensare una passeggiata per il centro città. Dove il tempo sembra essersi fermato.  Due anni in più saranno, invece, necessari per tirare su il resto della città. La ricostruzione degli altri Comuni del cratere, previsioni alla mano, è fissata invece al 2025. Le maggiori difficoltà si registrano nella ricostruzione pubblica, quella privata è sicuramente a buon punto. Problematiche spesso anche burocratiche come testimoniato dalle difficoltà per tenere aperti alcuni uffici territoriali per la ricostruzione,  vicenda già raccontata da La Notizia il 31 marzo scorso, perché lasciati senza personale. In un quadro non certo lineare sono arrivate, prima ad agosto e poi a ottobre, le nuove scosse di terremoto che hanno raso al suolo Amatrice, Arquata del Tronto ed Accumoli, ma che non hanno risparmiato la già martoriata provincia aquilana che si colloca a pochissimi chilometri dal nuovo cratere sismico. E alla fiaccolata di ieri sera, con veglia di preghiera in attesa delle 3.32 orario della scossa distruttiva, c’erano anche tante persone arrivate dai Comuni colpiti recentemente dal terremoto.

Futuro incerto – Un clima, quindi, di totale incertezza, anche politica, quello che si respira nel capoluogo d’Abruzzo che, con le prossime amministrative di giugno, vedrà un cambio alla tolda di comando, visto che il sindaco Massimo Cialente, alla scadenza del suo secondo mandato, non sarà ricandidabile. Il primo cittadino in carica ha comunque tracciato un bilancio fatto di alti e bassi: “Lascio in eredità un progetto di città esaltante”. Queste le speranze di Cialente che, però, non ha nascosto l’amarezza: “Provo dolore estremo nel non veder realizzate le scuole, o il masterplan di piazza d’Armi”.

Le opere che mancano – Le scuole, appunto, una delle pecche più grandi della ricostruzione made in Abruzzo con circa 6 mila studenti costretti ancora a seguire le lezioni all’interno di container d’emergenza. Fa discutere molto anche la ricostruzione di palazzo Margherita, storica sede del comune, e grande incompiuta, visto che i lavori non sono mai cominciati nonostante una gara espletata da molto tempo. Situazione disastrosa anche nella frazione di Paganica. Quella che era la zona più popolata della città presenta soltanto 16 cantieri avviati. Sono ancora 11 mila le persone che non hanno rimesso piede nelle loro abitazioni. Nel dettaglio sono 8.876 le persone ospitate negli alloggi del tanto discusso progetto C.a.s.e. e 2.272 quelle che invece si trovano nei Moduli abitativi provvisori. Ma di fronte a lentezza e immobilismo sono molte le persone che hanno deciso di abbandonare città e dintorni. Per arrestare la fuga non c’è più tempo da perdere.