L’Aquila, a sette anni dal sisma ancora più di 8mila sfollati. E le inchieste giudiziarie vedono la prescrizione

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Sette anni dopo, il dramma dell’Aquila continua per 8.351 persone che sono ancora senza una casa. È questo l’ultimo dato aggiornato sugli sfollati del sisma del 6 aprile 2009 che rase al suolo L’Aquila e tanti comuni circostanti portandosi via 309 vite. Erano 12mila circa fino allo scorso anno. Le previsioni fissano al 2022 il completamento della ricostruzione. Anche se i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente per tanti piccoli paesini nell’aquilano. Oltre all’emergenza abitativa c’è anche quella relativa agli istituti scolastici. Sono 6mila gli alunni costretti a seguire le lezioni all’interno dei 17 Musp (moduli ad uso scolastico provvisorio) installati nel territorio terremotato.

“Vorrei che dal prossimo anno il 6 aprile sia il giorno della sicurezza del Paese, chiederemo questo”, ha affermato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Quanto accaduto all’Aquila è oggetto anche dell’esame di una commissione d’inchiesta parlamentare: “Se non ci fosse stata l’avremmo reclamata”, ha detto Cialente, spiegando che proprio domani sarà ascoltato in audizione al Senato: “Vogliamo che si parta dalle ultime settimane dello sciame sismico, dalla richiesta dello stato di emergenza fino alla gestione e le spese fatte”. Sui crolli dell’Aquila inutile dirlo che ci sono anche una lunga serie di indagini giudiziarie. Molte delle quali rischiano di chiudersi con un niente di fatto. Il 6 ottobre prossimo, a sette anni e sei mesi, i processi finiranno in prescrizione. Dai crolli, alle infiltrazioni mafiose, passando per i lavori di ricostruzione per finire con i crolli ancora dei giorni nostri dei balconi di alcune abitazioni del progetto Case. Sul banco degli imputati c’è anche quel Guido Bertolaso all’epoca Capo della Protezione Civile. Ha fatto sapere che rinuncerà alla prescrizione.  Intanto a sette anni dal terribile sisma L’Aquila è ancora una città profondamente ferita. Con tante persone costrette ad andare via. Ma con tante altre che ad andarsene non ci hanno mai pensato.

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di Gaetano Pedullà

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