Larghe intese, piccole prospettive

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di Gaetano Pedullà

Letta ce l’ha fatta. Il governo che nessun elettore di Pd e Pdl avrebbe mai voluto è nato dal ventre proprio di Pd e Pdl. Sono le sorprese della democrazia. O se volete, di quello che nei codici militari si chiama “alto tradimento”.
Un governo che vedrà insieme partiti che si sono sputati in faccia fino a un minuto fa. E potete scommetterci: continueranno a sputarsi anche tra gli scranni della stessa maggioranza. Difficile attendersi grandi riforme da un accrocco del genere. Se andrà bene, metteranno qualche pezza qua e là. Se Letta sarà abile, rinegozierà i vincoli di bilancio in Europa. Ma andare più lontano di così è inimmaginabile. Una iattura per un Paese che avrebbe invece bisogno di cambiare profondamente passo, ammodernare la macchina amministrativa, resistere alle lobby che ci fanno disperdere denaro in troppi inutili incentivi e indirizzare su pochi settori chiave le risorse che ci sono. Con un governo costretto a danzare sulle punte, sarà impossibile prendere a calci un sistema malato come il nostro.

Chi prenderà in mano il problema della giustizia a rischio di far inc… Berlusconi? E chi toccherà il mercato del lavoro prendendosi la grana di scatenare i sindacati tanto cari alla sinistra? Meglio dunque non farsi troppe illusioni. Quello del presidente (Napolitano) è un governo che navigherà a vista. Persi più di due mesi solo per partire, non meravigliamoci se ne perderemo molti altri prima di capire che questa soluzione non è servita a niente. Gli unici a ringraziare saranno i partiti che nel frattempo tenteranno di riorganizzarsi. E Grillo, che in caso di prematuro naufragio della scialuppa lettiana si farà un’altra abbuffata di voti. Lasciamo comunque al neo premier almeno la possibilità di stupirci. E, sarebbe bello, di contraddirci. Una chance che capiremo presto se c’è o no, dai nomi che il premier chiamerà nella sua squadra di governo. Se saranno i soliti vecchi arnesi della politica, beh allora sì che si parte bene.