Lavoro e agricoltura. La legge dei burocrati

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di Stefano Sansonetti

Ai ministeri del lavoro e delle politiche agricole i poteri forti sono loro. Per gli addetti ai lavori è difficile negare che i personaggi in questione siano in grado di incidere molto di più dei due nuovi ministri Enrico Giovannini e Nunzia De Girolamo. I nomi sulla scena sono quelli di Francesco Tomasone e Michele Corradino, rispettivamente capo di gabinetto del dicastero del lavoro e capo di gabinetto delle politiche agricole. Due mandarini, esponenti di quella categoria di grand commis di stato senza il cui assenso non si muove una foglia. Per loro, salvo sorprese dell’ultima ora, si tratta di una conferma in quel posto chiave che è il gabinetto ministeriale. Ma è la recente storia personale che vale più di qualsiasi ragionamento. E fa capire come vanno le cose.

Ministero del lavoro

Dal telefono del dicastero assegnato a Giovannini non filtrano particolari dubbi. “Tomasone è stato confermato”, dicono senza troppi problemi. Certo che si tratta, a suo modo, di un record.
Si dà infatti il caso che Tomasone sia stato nell’ultimo anno mezzo capo di gabinetto dell’ex ministro Elsa Fornero. E ancora prima (anni 2006-2008) sia stato capo di gabinetto dell’allora ministro Cesare Damiano. Di più, perché con un ministro del lavoro ancora più risalente nel tempo, ossia Tiziano Treu, Tomasone era sempre presente, in qualità di capo dell’ufficio legislativo. Complicato non cedere alla sensazione che il burocrate si sia costruito un fortino quasi inespugnabile.
Per carità, in molti ne fanno una questione di competenze tecniche a cui è complicato rinunciare. Sta di fatto che Tomasone, consigliere della Corte dei conti, figura anche tra i docenti della Ssef, la Scuola superiore dell’economia e delle finanze dipendente dal ministero dell’economia, il cui sito internet accredita Tomasone di un emolumento da 293 mila euro. Davvero niente male.

Ministero dell’agricoltura
La De Girolamo è un giovane ministro trentasettenne. Secondo alcuni ragionamenti c’è anche il fattore età del nuovo numero uno delle politiche agricole dietro la probabile conferma come capo di gabinetto di Michele Corradino. Che dalla sua, sebbene anche lui piuttosto giovane, ha una vasta e trasversale esperienza. Qualche esempio? Dal 2006 al 2008 Corradino è stato capo di gabinetto del ministro per l’attuazione del programma, il prodiano Giulio Santagata. Dal 2009 al 2011 ha ricoperto lo stesso incarico con il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.
Nel dicembre 2011 ha ancora preso le redini del gabinetto con l’allora ministro Mario Catania. Insomma, anche in questo caso si tratta di un recordman, se non altro a livello di vorticosi passaggi da una struttura all’altra.

Tensione alla Ragioneria
Al ministero dell’economia, retto da Fabrizio Saccomanni, il mosaico delle nuove poltrone va componendosi, non senza difficoltà. La regia delle manovre è del capo della segreteria del ministro, Francesco Alfonso, uomo forte di via XX Settembre. Accanto a lui sono stati scelti il capo di gabinetto, Daniele Cabras e il capo dell’ufficio legislativo del Tesoro, Luigi Caso. I problemi stanno però riguardando la Ragioneria generale dello stato. Qui Saccomanni ha messo Daniele Franco, capo della ricerca economica di Bankitalia. Il quale, però, ha tutta la struttura contro. La Ragioneria, infatti, è legatissima all’ex numero uno, Mario Canzio, al quale addirittura i colleghi imputano di non aver resistito abbastanza al vento di cambiamento.

@SSansonetti