Lavoro, Renzi canta vittoria per l’aumento dei contratti stabili. Ma nel Jobs Act si aprono falle in cui si tuffano i furbi. E il ministero del Lavoro lancia l’allarme

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Stefano Sansonetti

Il solito balletto periodico dei numeri sul lavoro. Una rincorsa di dati che nel corso dei mesi è stata più che altro utilizzata dal ministero del lavoro e dall’Inps per “bilanciare” le cifre non sempre lusinghiere sfornate dall’Istat. Il quale, tanto per dirne una, lo scorso 31 luglio ha “inchiodato” il Governo rilevando un tasso di disoccupazione in salita a giugno al 12,7%. Ieri, ad ogni buon conto, è stata la volta dell’Inps. Secondo l’istituto previdenziale, guidato dal bocconinano Tito Boeri, le assunzioni stabili nel primo semestre del 2015 sono aumentate del 36%. Nel dettaglio i dati parlano di 952.359 nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato in Italia, il 36% in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Il tutto, ha concluso sul punto la struttura di Boeri, si è tradotto in 252.177 occupati stabili.

FESTE FUORI LUOGO
Questi dati sono stati accolti con i soliti toni trionfalistici dal presidente del consiglio, Matteo Renzi. La cui personale lettura è che “i dati diffusi dall’Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è un’occasione da non perdere”. Peccato che lo stesso premier non dica come nel Jobs Act si stiano aprendo falle “elusive” che rischiano di stravolgere gli obiettivi della legge. Un allarme in tal senso è stato lanciato proprio da un esponente governativo come il ministro del lavoro, Giuliano Poletti. In una circolare del 17 giugno 2015, infatti, la direzione attività ispettive del dicastero ha delineato uno scenario tutt’altro che rassicurante. La circolare, in apertura, rammenta che la legge 190/2014 prevede l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che attivano nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del corrente anno”. Ne consegue che “l’esonero in questione non spetta in talune ipotesi, tra cui quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro”.

LE ELUSIONI
Ciò premesso, continua la circolare, “sono stati segnalati da alcune direzioni territoriali del lavoro comportamenti elusivi, volti alla precostituzione artificiosa delle condizioni per poter godere del beneficio in questione”. Tra i casi segnalati si fa l’esempio di “imprese committenti che disdettano contratti di appalto che interessano numerosi lavoratori i quali, trascorso un periodo di almeno sei mesi in cui continuano a prestare la medesima attività attraverso un contratto di somministrazione, vengono assunti a tempo indeterminato da una terza impresa appaltatrice, talvolta costituita appositamente, che può così godere dei benefici di cui alla legge 190/2014 e garantire al committente notevoli risparmi”. La fattispecie decritta, aggiunge la circolare, “evidenzia un condotta elusiva”, perché il vero obiettivo del Jobs Act è “promuovere forme di occupazione stabile”. Per questo il ministero annuncia nel documento “specifiche azioni ispettive”. Insomma, i dati snocciolati dall’Esecutivo rischiano di essere “dopati” da un Jobs Act oggetto di applicazioni più furbesche che virtuose.

Twitter: @SSansonetti