Baci e abbracci tra Obama e Trump. Le accuse di campagne elettorale sono un lontano ricordo. Ma il paese intanto è una polveriera

di Alessia Rossi
Mondo

Donald Trump, accompagnato dalla moglie Melania, è entrato per la prima volta alla Casa Bianca da presidente eletto per incontrare Barack Obama. “È stata una conversazione eccellente”, ha scandito quest’ultimo: “La mia priorità nei prossimi due mesi sarà quella di facilitare la transizione per assicurare che il nostro presidente eletto sia di successo, perché se lui avrà successo avrà successo il Paese”. Parole concilianti, le sue, alle quali sono seguite le dichiarazioni di “The Donald”, apparso emozionato e stranamente mansueto.

QUASI AMICI – Al contrario dei toni non proprio concilianti della campagna elettorale, quando egli definì Obama “simpatizzante nei confronti dei terroristi” sentendosi dare dell’“instabile inadatto al compito”, Trump si è infatti detto entusiasta del colloquio. “Sono impaziente di farne altri con lui”, ha addirittura affermato alla fine della brevissima conferenza stampa prevista a margine dell’incontro, durato in tutto un’ora e mezzo. “Non c’eravamo mai incontrati, lo rispetto moltissimo. Abbiamo affrontato temi difficili, ma abbiamo anche parlato degli importanti risultati raggiunti durante la sua amministrazione. È stato un grande onore”. Che fra i due i rapporti non siano proprio idilliaci, però, lo si è capito dal fatto che gli Obama – secondo quanto riferito da Wall Street Journal e Washington Post – avrebbero cancellato la tradizionale photo-opportunity con la futura coppia presidenziale all’ingresso sud della Casa Bianca. Indiscrezione poi smentita dal portavoce della White House, Josh Earnest.

Non solo. Negli Stati Uniti infatti il clima non è certo dei più tranquilli. Sono circa un centinaio le persone arrestate in seguito alle manifestazioni di protesta che si sono svolte contro l’elezione del tycoon. Decine di migliaia di americani hanno riempito le strade in almeno 25 città del Paese, al grido “Non è il mio presidente” e “Impeach Trump”. Secondo quanto hanno riportato i media americani soltanto a New York, dove le persone si sono radunate sotto la Trump Tower e il Trump International Hotel, i fermati sono stati 65. A Los Angeles, invece, sono finiti in carcere 13 manifestanti, dopo che in centinaia si erano riversati nelle strade bloccando il traffico per ore. A Seattle, in una sparatoria nello stesso quartiere in cui si svolgeva la protesta, sono rimaste ferite cinque persone, una delle quali in modo critico. Mentre nel centro di Oakland (California) una manifestazione con circa settemila persone si è trasformata in una guerriglia urbana con lancio di molotov e una macchina della polizia bruciata. Ma non è tutto. Analoghe manifestazioni di protesta e alcuni arresti hanno avuto luogo anche a Washington, Chicago, Portland e Pittsburgh. E questo è solo l’inizio.