Autostrade, al via i lavori su tre grandi arterie. Da Enel a Ubi, i Benetton espropriano mezza Piazza Affari

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Sembra proprio che Autostrade per l’Italia, il colosso controllato dalla famiglia Benetton, abbia intenzione di espropriare mezza Piazza Affari. Il terreno d’azione è il comune di Genova, nel cui territorio la più grande concessionaria italiana, guidata dall’Ad Giovanni Castellucci, dovrà seguire tutta una serie di lavori di adeguamento del sistema autostradale A7 – A10 – A12. Lavoro economicamente importante, non c’è che dire. Ma a scorrere l’enorme elenco delle aree che potrebbero essere oggetto di esproprio non si può fare a meno di notare nomi illustri. Ed è qui che la mente va a piazza Affari, dove è quotata la maggior parte delle società proprietarie di aree che dovrebbero essere lasciate per far spazio ai lavori.

I DETTAGLI – La maggior parte di esse, elenchi alla mano, fanno riferimento a Banca Carige, l’istituto di credito ligure che come tanti altri non se la sta passando molto bene, e all’Enel, il big dell’elettricità sulla cui tolda di comando è seduto Francesco Starace. Ma in questa sorta di classifica delle società più esposte alle procedure espropriative spiccano anche tante realtà che rientrano nel gruppo Iren, la multiutility nata nel corso del tempo dalla fusione delle ex municipalizzate dei comuni di Torino e Genova (più altri dell’Emilia Romagna). Naturalmente non è finita qui. Trattandosi del territorio del capoluogo ligure non potevano mancare numerose “particelle” di proprietà del gruppo petrolifero Erg, controllato dalla famiglia Garrone. Pure altre banche sono “ottimamente” rappresentate nell’elenco dei bersagli dell’esproprio. Tra le aree più volte indicate ci sono proprietà di Ubi Leasing, società del gruppo Ubi Banca, di Unicredit Leasing, che fa parte del perimetro della banca guidata da Federico Ghizzoni, e di Mediocredito italiano, società di factoring di Intesa Sanpaolo, banca guidata da Carlo Messina.

GLI ALTRI – Ancora, tra le società quotate in Borsa che compaiono nella lista dei possibili espropri ci sono Eni e Unicalcestruzzi, quest’ultima rientrante nella galassia di Buzzi Unicem. E accanto, altre società pubbliche di rilievo, alcune delle quale destinate a una futura quotazione come Fs, che sotto la guida del nuovo Ad Renato Mazzoncini sta studiando una fusione con l’Anas. Tra le aree da espropriare ci sono anche alcune proprietà di Cdp Immobiliare, la società immobiliare che fa capo alla Cassa Depositi e Prestiti controllata dal ministero del Tesoro. E ci sono particelle di Ansaldo Energia e Ilva. Accanto a queste grosse realtà imprenditoriali spuntano fuori pure alcune parrocchie, come quella di Nostra Signora della Provvidenza, e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Insomma, tanti bersagli. Ma non è detto che sia un male. Con l’esproprio, infatti, vengono riconosciute somme che possono anche essere superiori ai valori di mercato. Dipende quindi dalle singole aree e da cosa c’è sopra.

Tw: @Ssansonetti

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di Gaetano Pedullà

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