Le Borse chiudono una settimana nera. La paura cinese costa cara. Milano perde il 2,83% e i titoli bancari tornano a soffrire

La contrazione del manifatturiero cinese ai minimi da sei anni continua ad alimentare il già forte malumore dei mercati finanziari e spinge in basso le Borse europee. Sulla scia dei listini asiatici (Shanghai ieri ha ceduto il 4,3%, Tokyo il 3%), gli indici continentali hanno chiuso la settimana con un rotondo segno meno. Francoforte, nonostante cinque cali consecutivi, è di nuovo fortemente penalizzata, mentre Milano arretra del 2,83%. Le vendite colpiscono soprattutto i bancari su cui c’erano molte “posizioni lunghe” degli investitori e su cui pesa il balzo dello spread Btp/bund in area 127 punti base (quasi il2% i rendimenti del decennale): Mediobanca e le maggiori Banche Popolari perdono oltre il quattro e mezzo percento. In flessione del 2,7% Luxottica che sconta la raccomandazione “vendere” emessa da Goldman Sachs.

PETROLIO A 40 DOLLARI
Parziale riscatto per Saipem, unico titolo tra le blue chips con il segno positivo, nonostante un petrolio scivolato sotto i 40 dollari al barile a New York come non accadeva dal 2009. La società di servizi per il settore petrolifero e il gas guadagna mezzo punto percentuale sostenuta dalla possibilità di nuove collaborazioni con Gazprom dopo la chiusura del progetto South Stream. Cnh (-4,4%) sconta il taglio delle stime della concorrente americana Deere.

CALI IN TUTTI I SETTORI
Nel venerdì nero dei listini, a livello settoriale si salvano solo le auto (-2,1% lo stoxx di settore) mentre crollano i farmaceutici (-4%), i servizi finanziari (-3,7%), l’energia (-3,69%) e le banche (-3,5%). A Parigi resiste ancora ai ribassi Technip (-0,9%) mentre perdono oltre il 4% SocGen e Peugeot. A Francoforte giu’ molti farmaceutici come Fresenius (-5,3%), Merck (-3,9%) e Bayer (-3,7%) e i big dell’energia, ovvero Rwe (-4,7%) ed E.On (-4,3%); quasi sulla parità Henkel (-0,4%). Infine Londra, dove scendono titoli finanziari come Standard Chartered (-4,2%), Old Mutual (-4,1%) e Prudential (-1,5%). Resistono, invece, le azioni delle materie prime con Tullow Oil (-0,3%), Randgold (-0,3%) e Fresnillo (-0,4%).

GUERRA DI VALUTE
Ma a livello generale è ancora la guerra delle valute innescata dalla Banca centrale cinese con la svalutazione dello yuan a catalizzare l’attenzione. Per effetto di questa mossa, negli Usa calano infatti le attese per un primo rialzo dei tassi di interesse a settembre e perde drasticamente spinta il dollaro. La parità con l’euro è fissata ora a 1,1351 contro gli 1,1241 della chiusura di giovedì scorso. A indebolire l’euro è appunto lo spostamento dell’orizzonte temporale per l’inizio della manovra di stretta sul costo del denaro. Solo il 35% degli investitori vede ora un aumento dei tassi a settembre contro il 50% di qualche giorno fa mentre il 60% degli investitori ritiene più probabile un primo intervento sui tassi a dicembre. Tutti segni che annunciano un autunno caldo per i mercati.