Le Borse Ue tengono, ma l’effetto Trump fa soffrire le utilities. In Europa il comparto energia crolla, mentre difesa e armi volano

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Le Borse europee tengono anche nel secondo giorno dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. E così, se vogliamo, ancora ieri è stata smentita la vulgata secondo la quale l’ascesa del tycoon avrebbe scatenato uno tsunami sui listini. Ma se va individuato un comparto che sta soffrendo parecchio l’avvento del nuovo presidente Usa, in un contesto di tenuta generale, lo sguardo deve concentrarsi sulle utilities. Da questo punto di vista ieri è stato una specie di bagno di sangue. Si prenda piazza Affari, che a fine giornata ha fatto registrare un mini avanzamento dello 0,03%. Ebbene, i titoli peggiori sono tutti collegati all’energia: Italgas (-7%), A2a (-5,13%), Snam (-4,96%), Terna (-4,41%) ed Enel (-3,44%). Stessa musica a Parigi, dove a segnare il passo sono state Engie (ossia l’ex Gdf Suez), che ha chiuso a -7,65%, ed Edf (Electricite de France), che ha archiviato la giornata -3,01%.

NON E’ FINITA – A Francoforte Eon ha lasciato sul terreno il 3,81%, mentre a Madrid Enagas è rientrato tra i titoli peggiori con un arretramento del 6,11%. Ma a cosa si deve la sofferenza del comparto? Nelle sale operative si ragiona sul possibile rialzo dei tassi indotto da una politica di recupero dell’inflazione attuata da Trump. Insomma, c’è una percezione di stretta monetaria che per ora sta penalizzando non poco il settore dell’energia e delle utilities. Per il resto ieri si è confermato il trend al rialzo dei comparti difesa e costruzioni, che già il giorno prima erano schizzati. Ma soprattutto si è registrata la riscossa delle banche, che hanno dato un contributo non indifferente alla tenuta dei listini. A piazza Affari, per dire, Popolare di Milano ha guadagnato il 5,77%, Banco Popolare il 5,66%, Intesa il 4,39% e Unicredit il 2,87%. Maluccio, invece, Mps (-3,01%) e Ubi (-2,2%). Positivo il segmento bancario anche a Parigi, con Société Générale a + 3,42% e Natixis a +1,83%. Il tutto all’interno di una piazza francese che è lievemente arretrata (-0,28%). A Londra, dove il listino principale ha subìto il maggior calo (-1,15%), il settore del credito è andato alla grande, con Royal Bank of Scotland (+5,41%) e Barclays (+4,25%). Anche a Madrid, dove l’Ibex 35 ha archiviato la seduta a -1,63%, le banche sono andate in netta controtendenza: Bankia +4,18%, Banco Sabadell +3,69% e Caixa Bank +2,07%. Banche sugli scudi pure a Francoforte, che ha chiuso a -0,15%: Deutsche Bank +5,64% e Commerzbank +3,78%.

I TREND – Per il resto c’è stata una generale conferma di come il comparto difesa stia accogliendo molto bene l’effetto Trump. A Milano Leonardo-Finmeccanica ha continuato a volare chiudendo a +5,09%, a Londra Bae Systems ha messo a segno un +4,62%, a Parigi Thales ha registrato un +2,39%, Safran +2,06%, Airbus +2,01% e Dassault Aviation +1%. Hanno confermato il trend ascendente anche i settori del cemento e delle costruzioni, seppur con aumenti meno significativi dell’altro ieri. A Milano Buzzi Unicem ha chiuso a +1,34% e Salini a +1,44%. Naturalmente è ancora troppo presto per capire quello che Trump ha in mente di fare, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. Ma è un fatto che dopo 48 ore l’Europa delle Borse non sembra proprio soffrire di una sindrome legata al tycoon. Anzi, sembra già scommettere su alcune carte.

Tw: @SSansonetti

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