Le due facce del Libano, tra guerra e solidarietà. Campi profughi allo stremo. Così Beirut affronta l’ultima emergenza

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da Beirut
Yulia Shesternikova

Siamo in un Paese dilaniato. La breve tregua del Ramadan si è interrotta e la guerra civile che distrugge la Siria sta inesorabilmente entrando in Libano. Migliaia di siriani lasciano le loro case e scappano per paura degli attacchi aerei americani dirigendosi verso i paesi confinanti. Ogni giorno circa 15 mila di loro attraversano il confine libanese. Il numero di profughi ha superato i due milioni e c’è il rischio che questo destabilizzi economicamente e politicamente il Libano. In questa atmosfera incontriamo due facce del paese dei cedri.
A Beirut, in una via qualsiasi, in un palazzo qualsiasi, avviene il nostro primo incontro con Ali Daamoush, responsabile relazioni estere di Hezbollah. Unica testata giornalistica italiana che in un periodo di difficile situazione politica libanese ha avuto questa opportunità, grazie all’Associazione Assadakah. Si dice spesso che Hezbollah sia un gruppo terroristico, ma in realtà è un partito politico ben organizzato, che ha come obiettivo l’interesse del proprio popolo. Domandiamo subito quale è stata la reazione sull’inserimento del braccio armato del partito nella blacklist dei terroristi. Ci risponde con grandissima serenità che nulla è cambiato nei rapporti amichevoli tra Italia e Libano. L’Italia è sempre stato un paese-amico, con totale apertura al dialogo. È obiettivamente preoccupato del possibile coinvolgimento territoriale del Libano e della guerra in Siria. Tanto da giustificare il loro aiuto militare nel conflitto. Considera anche l’intervento militare nel Paese amico un terrorismo organizzato e vede nell’ingerenza dell’Occidente una minaccia per la stabilità degli equilibri in tutto il Medio Oriente. Certamente, oggi il Libano sta vivendo il periodo più sanguinoso dalla fine della guerra civile del 1990, investito dai continui attacchi terroristici a causa della crisi siriana. Ma il Paese non è solo guerra e Hezbollah. L’altra faccia del territorio è una donna straordinaria: Randa Berri, conosciuta come la lady sciita, moglie di Nabih Berri, attuale Presidente del Parlamento libanese e leader del movimento sciita di Amal. Impegnata molto nel sociale e per la rinascita del sud del Libano. Fondatrice del Lwah (Lebanese Welfare Association for the Handicapped), una realtà unica in un mondo lacerato dalla guerra. Un centro, un luogo incredibile costruito sotto i bombardamenti israeliani nel corso degli anni di guerra, dove con finanze, raccolte privatamente, si curano e si assistono centinaia di persone colpite da handicap. Nessun aspetto nell’aiutare i malati è stato mai trascurato, rispondendo ai bisogni urgenti dei pazienti e cercando di migliorare la qualità della loro vita. E tutto questo in un paese che al di fuori delle loro porte si spara e si muore. La signora Berri ama l’Italia e gli italiani e ogni giorno anche lei fa la propria guerra quotidiana, lo fa in silenzio senza l’onore delle cronache ma aiutando il futuro e il presente del Libano. Lasciamo questo paese dal passato tragico cercando di contribuire nel far emergere la verità dei fatti, un popolo di grande dignità che non si è mai arreso a massacri e distruzioni. Il Libano è questo, due facciate opposte, la guerra e la pace.