Le mani sui conti correnti. L’Europa finisce a Cipro

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direttorepeddi Gaetano Pedullà

Mai più prelievi forzosi sui conti correnti. Mai più in nessun altro Paese. Avessimo una regia unica e credibile, sarebbe bastata questa promessa per spegnere l’incendio che sta infiammando i mercati finanziari. E invece niente. Il fallimento di Cipro ormai dietro l’angolo continua ad allarmare le Borse, e le rassicurazioni arrivare dall’Eurogruppo, cioè dai ministri economico finanziari europei, hanno fatto la fine di sempre: parole al vento.
Lontana, burocratica, divisa, l’Europa ancora una volta è più il problema che la soluzione a una ennesima crisi. E Cipro, che in termini di prodotto interno lordo vale appena lo 0,2% dell’intera area euro, così può diventare facilmente una nuova leva per la speculazione finanziaria. Il governo locale non sa che pesci prendere, Bruxelles e Francoforte (con il solito silenzio della Banca centrale di Draghi) cincischiano o, peggio, stanno alla finestra. E tutti noi paghiamo. Soprattutto quei piccoli risparmiatori virtuosi che ancora una volta si sono pentiti di non aver fatto le cicale, vista la velocità con cui ieri le Borse hanno continuato a bruciare valore. Il caso Cipro, comunque sarà risolto, riaccende perciò un faro sulla drammatica assenza di una forte regia economica dell’Unione europea. Le lezioni del passato, anche recente, non sono servite a molto. Se basta un piccolo granellino come Cipro per far ripiombare i mercati europei nel panico, o quasi, vuol dire che siamo un gigante davvero con i piedi d’argilla. Una bella notizia per chi può muovere gigantesche masse monetarie e non aspetta che il momento giusto per scatenare una nuova tempesta. Tanto poi i gioverni ci mettono un’Imu, si trattengono i pagamenti sulle forniture, entrano direttamente sui nostri conti correnti. E noi paghiamo. Povera Europa!

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