Le menzogne che Trump pagherà caro. Giocare con i populismi presenterà il conto: così la violenza dilagherà

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Quando Trump afferma che il suo divieto di Immigrazione serve a “proteggere la Nazione dagli attacchi terroristici”, un margine rilevante del Buon Senso mondiale si disperde nel vuoto cosmico del populismo. Non solo questo divieto non può diminuire in alcun modo gli attacchi, ma rischia di causarne dei nuovi sulla scia della rabbia che provoca. L’ordine specifica che il Dipartimento Nazionale di Sicurezza deve produrre in 180 giorni un report dettagliato sulle statistiche degli stranieri che compiono atti di violenza o terrorismo. Ma i dati reali già mostrano risultati netti: dall’11 Settembre del 2001 ad oggi, nessuno è stato ucciso negli Stati Uniti a causa di attacchi terroristici da parte di immigrati, figli, o parenti di immigrati da Sudan, Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia e Yemen. Nessuno. Nemmeno un morto per colpe di cittadini dei paesi contro i quali agisce il blocco. È poi storicamente dimostrato che solo il 23% degli attacchi terroristici da parte di Musulmani in America provengano da questi 7 paesi. Nessun divieto per Egitto o Arabia Saudita, dove nascono gruppi jihadista come Al Qaeda.

Dal 2001 ad oggi, sono morte 123 persone negli Stati Uniti per attacchi terrostici compiuti da Musulmani, mentre sono morte 230 mila persone per mano di gang criminali, delinquenti e assassini di diversa matrice. Il terrorismo Musulmano rappresenta un milleotoocentosettantesimo del problema di violenza negli Stati Uniti; eppure nel mondo della propaganda populista assurge a significato universale divennero argomento di primaria preoccupazione per il 40% della popolazione americana. Ma quanto costa questa falsa propaganda?

I gruppi di intelligence dei paesi Musulmani alleati, non saranno certo incentivati a continuare a collaborare con gli Stati Uniti. La cooperazione anti terrorismo ha basi molto radicate in Iraq e negli altri paesi bannati. Allo stesso tempo, fomenterà l’odio già esistente all’interno del paese, che rappresenta quello più pericoloso dal momento in cui la maggior parte degli attacchi provengono dall’interno.

Con la vittoria del populismo la minaccia più forte diventa il terrorismo politico: prevale la continua necessità di “emozionare” l’elettore facendo leva su sentimenti forti quale odio e rabbia; piuttosto che “educarlo” secondo i valori anche della corretta informazione. Il buon senso imporrebbe quindi al Presidente di pensare a soluzioni concrete per le drammatiche vicende di violenza interna, prima di finire vittima dello stesso tritacarne mediatico populista, quando i numeri lo smentiranno.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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