Draghi, pochi fatti e molti annnunci

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di Maurizio Grosso

Un effetto annuncio c’è stato, ma non è sembrato così incisivo. Il punto è che nella strategia delineata ieri da Mario Draghi, al fine di riaccendere la ripresa, ci sono proprio più annunci che fatti. Certo è il provvedimento più atteso alla vigilia. Il consiglio della Bce ha deciso di abbassare il tasso principale, quello che influisce sul costo del denaro, dallo 0,25 allo 0,15%. Va bene, si tratta del minimo storico. Ma l’esperienza insegna che se le banche continuano a prestare poco o nulla, e soprattutto se continuano a spremere i clienti con le solite commissioni, non è che la situazione sia destinata a cambiare radicalmente. La Bce ha poi comunicato l’altra decisione che, in un modo o nell’altro, era attesa, ovvero il taglio del tasso “overnight”, ovvero quello sui depositi delle banche presso l’istituto di Francoforte. Il livello è stato portato in territorio negativo, passando dallo 0 allo 0’1%. Ebbene, in base a questa misura adesso le banche sono costrette a pagare una “tassa” sui loro depositi, che prima se non altro scontavano un regime di neutralità. E questo dovrebbe indurre il sistema creditizio ad attivare un maggior numero di prestiti.

Politica monetaria
Più sfumato, invece, è risultato ieri il programma delineato da Draghi sulle cosiddette “misure straordinarie”. Sul piatto ci sono “nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine per il sistema bancario”. Si tratta della programmazione di nuove Ltro (Long term refinancing operations), ovvero prestiti a lungo termine per le banche che queste potranno sfruttare a patto di erogare credito all’economia reale. Inoltre la Banca centrale europea si è anche riservata la possibilità di far ricorso a strumenti non convenzionali di politica monetaria. Draghi ha citato ieri gli Abs (Asset-backed securities), in pratica titoli che impacchettano crediti e che la banca centrale si è dichiarata disponibile a comprare ma solo se riferiti a società non finanziarie del settore privato. Tutto questo armamentario ha prodotto effetti immediati, anche se non così incisivi come ci si sarebbe potuti attendere. Le borse hanno registrato in media lievi rialzi, con Milano che l’ha fatta da padrona con un +1,52%. Praticamente invariato, invece, lo spread tra bund tedeschi e titoli decennali italiani che ha chiuso a 164 punti, un po’ di meno rispetto ai 168 del giorno precedente. L’andamento dello spread, in particolare, ieri ha fatto segnare un’impennata nel pomeriggio, dopo che nel corso della giornata era sceso addirittura fino a 150 punti.

Il quadro economico
L’andamento del primo trimestre dell’economia della zona euro (+0,2%), per la Bce, conferma “la graduale ripresa in atto”. E “i più recenti risultati segnalano una moderata crescita anche nel secondo trimestre”, anche se “le previsioni per la crescita economica nell’eurozona sono state corrette al ribasso nel 2014”. Le cose dovrebbero migliorare “nel 2015, con stime riviste al rialzo”. La Bce stima una crescita del Pil dell’1% quest’anno, dell’1,7% nel 2015 e dell’1,8% nel 2016. In generale, i rischi per un deterioramento della situazione sono maggiori rispetto alle probabilità che l’economia migliori. Draghi ha citato i rischi geopolitici, gli sviluppi sui mercati emergenti, i mercati finanziari globali, che potrebbero avere un impatto negativo sulle condizioni economiche, ma anche una domanda domestica più debole delle attese e un’insufficiente implementazione delle riforme strutturali.

L’inflazione
L’inflazione resterà a livelli bassi per i prossimi mesi e riprenderà a salire solo gradualmente nel 2015 e nel 2016. Le stime di Eurostat hanno indicato un’inflazione per l’eurozona allo 0,5% a maggio rispetto allo 0,7% di aprile, un risultato inferiore alle previsioni della Bce. Per l’intero 2014 l’Eurotower prevede un’inflazione allo 0,7%, all’1,1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016, lontano quindi dal target appena sotto al 2%. Il prolungato periodo di bassa inflazione è la ragione per cui la Bce ha preso le decisioni di politica monetaria annunciate ieri. Sui deficit pubblici, infine, Draghi ha detto che ci sono progressi nell’eurozona: i deficit dal 3% nel 2013 passeranno al 2,5% in media nel 2014 e per il 2015 e il 2016 è previsto un ulteriore declino, al 2,3% e all’1,9% rispettivamente. I debiti pubblici invece sono stimati in salita: arriveranno al 93,4% in media nel 2014, per poi scendere al 91% nel 2016.