Le tappe del caso Ruby. Dalla telefonata in questura al ripudio di Ghedini. Ma il passaggio centrale è stato aver cambiato i rissosi avvocati Ghedini e Longo con Franco Coppi

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L’inchiesta per cui Silvio Berlusconi è stato giudicato dalla Cassazione ha preso il via dopo la famosa notte in Questura quando, tra il 27 e il 28 maggio 2010, Karima El Marough, in arte “Rubacuori”, venne fermata per un furto. L’ex Cavaliere, che si trovava a Parigi, telefonò al capo di gabinetto, Pietro Ostuni, spiegandogli che la ragazza gli era stata indicata come nipote del presidente egiziano Mubarak e che sarebbe arrivata Nicole Minetti, all’epoca consigliere regionale, per prenderla in affido. Cosa che avvenne nonostante il pm dei minori Annamaria Fiorillo avesse disposto il suo collocamento in una comunità. Pochi giorni dopo, però, la giovane marocchina ricoverata in ospedale a causa di una lite con Michele Conceicao, finì davvero in una struttura protetta. Da qui l’apertura dell’inchiesta. Al centro della vicenda ci sono i presunti festini a luci rosse ad Arcore ai quali avrebbe partecipato anche la giovane che, non ancora maggiorenne, avrebbe fatto sesso in cambio di denaro e altre utilità con l’ex capo del Governo. Il quale per evitare che tutto ciò venisse a galla, quando Karima venne fermata, telefonò a Ostuni per ottenere, questa la ricostruzione degli inquirenti, che venisse rilasciata. Il 15 gennaio 2011 i pm recapitarono a Berlusconi un invito a comparire e lo ha mandato a giudizio. Il 24 giugno 2013 il Tribunale lo ha condannato a 7 anni di reclusione, uno in più rispetto alla richiesta, contestandogli la concussione non per induzione ma per costrizione. Il 20 giugno del 2014 ha preso il via il processo davanti alla seconda corte d’Appello di Milano, presieduta da Enrico Tranfa. Ad assistere l’ex Cavaliere, non più Niccolò Ghedini e Piero Longo. Qui arrivò l’assoluzione confermata ieri dalla Cassazione.

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