Le verità di Confindustria. Il Paese sta risalendo la china. Pur di assecondare i dettami di Napolitano i poteri forti si costruiscono proprie analisi economiche

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di Angelo Perfetti

Confindustria se la canta e se la suona. Uno spartito ben scritto per arrivare, con l’applauso finale, a far passare (per l’ennesima volta) lo stesso messaggio: Letta non si tocca. Lo spettro della crisi irreversibile, il baratro sull’orlo del quale saremmo pericolosamente fermi, sono tutti argomenti per allontanare il rischio di nuove elezioni. La stabilità viene recitata come una preghiera, dimenticando che per averla occorre un governo forte, sostenuto non da un’accozzaglia di partiti litigiosi ma da una colazione con un patto di sangue di un programma elettorale concreto. Ma gli italiani vivono sulla propria pelle disoccupazione, recessione, crisi dell’edilizia, calo del potere d’acquisto. C’è bisogno di un messaggio alternativo. Ma chi può darlo? L’Ocse ha segnalato che l’Italia è l’unica in Europa che non riesce a dare segnali positivi, l’Ista ha fotografato un Pil in costante calo. Persino gli studi fatti dall’Onu parlano di un’Italia in forte perdita rispetto ai parametri sulla qualità della vita. E allora che fare? Geniale soluzione: autoprodursi uno studio che conforti la tesi per cui il lavoro di Letta sta iniziando a produrre risultati e sarebbe criminale staccare la spina. “L’Italia – afferma il centro studi di Confindustria – è al punto di svolta ma nella strada della ripresa persistono rischi. Cruciale è la stabilità politica per rinsaldare la fiducia di imprese e famiglie’’. Napolitano chiama, i poteri forti rispondono. E così, dopo Confindustria, Bankitalia e Unicredit, è la volta dei manager italiani a tirare la volata:  Silvestre Bertolini, Presidente di Cida – Manager e Alte Professionalità per l`Italia, chiede “responsabilità e senso del dovere verso l`Italia soprattutto in questa fase di svolta, confermata dal miglioramento delle stime sul Pil italiano in miglioramento dello 0,3% rispetto alle ultime previsioni di giugno e in crescita dello 0,7% nel 2014. Una crisi politica ora sarebbe deleteria”. “Non basta più fare politiche con il bilancino ma serve una scossa potente a cominciare dal taglio drastico del cuneo fiscale”, ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Che spinge, però, su un punto: “Per intercettare la ripresa economica c’è bisogno di una stabilità di governo.  Tutti d’accordo, dunque? I poteri forti sì, i cittadini di questo Paese no. Lo testimonia il Codacons, che sottolinea come “sarebbe una bella cosa poter credere che l’economia italiana sarebbe giunta a un punto di svolta, ma i dati reali ci dicono il contrario”.

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