L’effetto Jobs Act non c’è. Crollano i contratti stabili, -39% a gennaio. A spingere l’occupazione nel 2015 solo gli sgravi. L’Italia una Repubblica fondata sui voucher

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Non si assume più. Il velo della mega-riforma renziana è stato squarciato. Ed ecco allora che a gennaio 2016 il flusso delle assunzioni ha conosciuto una brusca frenata. Dai dati dell’ultimo Osservatorio sul precariato dell’Inps, infatti, emerge che i nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati 106.697, il 39,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2015, quando ne erano stati attivati 176.239. La ragione? Semplice: è la riprova, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che l’anno scorso a trainare i rapporti di lavoro stabili sono stati i generosi sgravi contributivi concessi dal Governo e non il Jobs Act, come sostenuto invece a più riprese dal premier Matteo Renzi, dal responsabile economia del Pd Filippo Taddei e, fino a pochi giorni fa, dal neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini.
Per capire di cosa stiamo parlando entriamo maggiormente nel dettaglio. Dall’inizio di quest’anno la decontribuzione non è più totale (contributi azzerati per tre anni, come previsto per le assunzioni nel 2015), bensì limitata al 40%. L’effetto, come prevedibile, è stato un immediato calo non solo delle assunzioni ma anche delle trasformazioni di rapporti a termine in tempi indeterminati: anche quest’ultime, infatti, sono scese da 43.445 a 41.221. Ma non è l’unico calo a cui abbiamo assistito. Considerando infatti anche le assunzioni a tempo determinato (279.012, -15%) e quelle in apprendistato (20.903, +1,8%), i contratti attivati sono stati 406.612, 120mila in meno rispetto a gennaio 2015 (-23%) e 94mila in meno su gennaio 2014 (-18%). In calo anche le cessazioni, che in tutto nel corso del mese sono state 294.201 (-18,3%). Per carità: il saldo mensile è positivo e pari a 112.000 contratti, ma in netto ed evidente calo rispetto ai 166mila di gennaio 2015 e ai 144mila del 2014, ultimo anno di recessione.
E di contro, com’era facilmente immaginabile, non si ferma la crescita dei voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio. Continua dunque la “nuova frontiera del precariato”, come l’ha definita il presidente dell’Inps Tito Boeri. A gennaio 2016 ne sono stati venduti 9.227.589, con un incremento medio, rispetto al corrispondente periodo del 2015, del 36,4%. Circa due terzi del totale, 6,1 milioni, sono stati venduti nel Nord Italia.