Da Roma a Bruxelles divisi su tutto. Lega e FdI in guerra sui sindaci. La Meloni pronta a fare un suo nome per la Capitale. Ma Salvini non si arrende e insiste con Bertolaso

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Patti chiari e amicizia lunga: a Roma nell’ambito della coalizione di centrodestra il partito che raccoglie più consensi è Fratelli d’Italia e dunque la scelta del candidato a sindaco comune quantomeno dovrebbe essere gradito, se non addirittura “suggerito” da Giorgia Meloni. è un po’ questo il senso del ragionamento dalle parti di via della Scrofa ma il leader della Lega Matteo Salvini non sente ragioni, sono settimane che parla di Guido Bertolaso – che peraltro ha più volte manifestato la sua indisponibilità a scendere in campo – come il “migliore” ed è arrivato pure ad imputare all’alleata il ritardo nella scelta.

“Chi ha detto no a Bertolaso su Roma proponga altro, non basta dire di no. Mi riferisco a Fratelli d’Italia”, ha dichiarato caustico il leghista. Frase che non è ovviamente andata giù all’alleata e a stretto giro è arrivata la replica della leader Meloni: “A FdI basta mezz’ora per chiudere sulle candidature del centrodestra per la prossima tornata elettorale, non credo che Salvini abbia detto davvero queste cose.

Infatti sa benissimo che su Roma, dove le ipotesi in campo sono due ed entrambe autorevoli, Guido Bertolaso e Andrea Abodi, come su Milano, ma anche sulla Calabria che torna a votare – aggiunge – abbiamo deciso insieme di approfondire e poi rivederci”. Ma le scintille fra i due non si limitano alla partita nella Capitale, c’è anche il fronte europeo a creare malumori (per usare un eufemismo): a innescare il cortocircuito le dichiarazioni del premier ungherese Viktor Orban che ieri ha annunciato alla radio pubblica del suo Paese l’intenzione di incontrare il leader della Lega e il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, per discutere la creazione di un nuovo partito sovranista a Bruxelles a seguito dell’uscita di Fidesz dal Ppe.

Dichiarazioni che seguono a quelle di qualche giorno prima dello stesso Salvini, che si era detto pronto a far nascere un nuovo gruppo al Parlamento europeo anche lui, insieme ai polacchi e agli ungheresi. Immediata e stizzita la reazione di Fratelli d’Italia, la cui leader Meloni è anche presidente dei Conservatori europei. Fonti del partito fanno prontamente trapelare di non essere minimamente interessati al progetto. “Per noi – commentano – non c’è nulla di nuovo. Ecr è la casa dei conservatori europei, una famiglia politica che non si scioglie. Noi non abbiamo bisogno di cambiare casa, quella l’abbiamo già”.

Una formula manco troppo velata per sottolineare che semmai ad avere il problema di trovare una nuova collocazione politica in Europa ce l’hanno i leghisti (che oltretutto nell’attuale gruppo sono ormai ai ferri corti con gli eletti del partito tedesco di ultra destra AfD) e Orbàn, di certo non Giorgia Meloni e i suoi. A chi gli chiedeva se ha in programma eventuali incontri a breve a livello europeo l’ex ministro dell’Interno ieri ha ribadito laconico: “La mia urgenza sono i vaccini, la salute e i rimborsi per gli italiani, non altro”.

A complicare il quadro anche il fatto che i due partiti Lega e FdI, sebbene uniti “idealmente” nel comune fronte sovranista di fatto sono divisi anche in patria nel sostegno all’esecutivo Draghi e ieri, non a caso, le reazioni al varo del decreto Sostegni sono state opposte: da un parte Salvini che esulta e parla di “Accelerazione targata Lega con 16 milioni di vecchie cartelle esattoriali finalmente cancellate, con l’impegno di proseguire con una più ampia pace fiscale entro aprile” e dall’altra la leader dell’opposizione Meloni, di tutt’altro avviso: “Nessuna pace fiscale: cancellate solo le mini cartelle inesigibili vecchie di 10 anni. Niente ossigeno per imprese e famiglie in difficoltà”.

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