Se ne parla dopo ogni disastro ambientale, ma non accenna a cambiare l’atteggiamento dell’Italia davanti agli eventi climatici estremi dove a farla da padrone è la gestione dell’emergenza anziché la sua prevenzione. A ribadirlo è Legambiente che ancora una volta ha bacchettato la politica italiana, accusata di rincorrere gli effetti della crisi climatica invece di prevenirli con strumenti strutturali e una visione di lungo periodo. Ad affermarlo è il presidente nazionale dell’associazione, Stefano Ciafani, proprio mentre il governo di Giorgia Meloni si prepara a dichiarare lo stato di emergenza per la Sicilia e altri territori del Sud colpiti dal ciclone Harry.
Secondo quanto dichiarato da Legambiente, il problema non è tanto nella risposta immediata ai disastri che risulta adeguata, ma l’assenza di una strategia organica capace di mitigare il rischio idrogeologico e le conseguenti ripercussioni sulla popolazione. “Da tre anni”, ricorda Ciafani, “il Paese attende l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), rimasto finora solo un documento sulla carta. Le risorse economiche necessarie non sono mai state stanziate e nemmeno l’ultima legge di bilancio ha fatto riferimento al piano, mentre su altre opere, come il Ponte sullo Stretto di Messina, l’esecutivo procede senza esitazioni”.
Legambiente bacchetta la politica: “L’Italia rincorre le emergenze climatiche”
Davanti a questa strategia attendista della politica, a pagare il prezzo del cambiamento climatico sono i territori e gli italiani. Del resto gli eventi meteo estremi non sono in diminuzione ma in aumento,con uragani mediterranei un tempo sconosciuti ma ormai diventati “normali” e ingenti danni economici che puntualmente presentano un conto salatissimo. Come certificato dai dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2025 sono stati registrati ben 376 eventi meteo estremi, con un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente che conferma il trend negativo che procede da decenni. Tra le regioni più colpite spicca la Sicilia, seconda solo alla Lombardia.
Proprio per queto l’associazione ambientalista chiede al governo Meloni un vero e immediato cambio di passo, attuando finalmente il Pnacc e approvando la legge contro il consumo di suolo che è incredibilmente ferma in Parlamento dal 2012. Inoltre viene richiesto anche di ripristinare fossi e fiumi tombati e favorire soluzioni come i sistemi di drenaggio sostenibile al posto di asfalto e cemento. Ma non è tutto. A pesare, sempre secondo Legambiente, è anche l’assenza del Forum permanente previsto dal Pnacc, che viene ritenuto come “cruciale” per la prevenzione dei fenomeni meteorologici estremi.