La legge della Sardegna che inventa 65 poltrone e fa spendere ai contribuenti 6 milioni di euro. Tutte figure a chiamata diretta

legge sardegna solinas
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Domani il Consiglio regionale della Sardegna approverà la norma 107. Che dal nulla creerà 65 nuove figure apicali in Regione dal costo per le casse pubbliche: almeno 3,5 milioni l’anno (secondo la maggioranza), oltre 6 milioni per le opposizioni.

La legge della Sardegna che inventa 65 poltrone e fa spendere ai contribuenti 6 milioni di euro

Secondo un emendamento presentato dal presidente di Regione Sardegna Christian Solinas gli stipendi dei neo-cooptati in Regione saranno caricati sugli enti di provenienza degli stessi. Cioè, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, il dirigente sarà pagato dall’ente dal quale proviene (che si ritroverà così senza un dirigente che però dovrà pagare). Tutte le figure saranno a chiamata diretta. E saranno:

  • un segretario generale (costo 285.600 euro l’anno);
  • 3 capi dipartimento (733.400 euro complessivi);
  • 6 “esperti dell’ufficio staff”(805.669);
  • 5 esperti per il Comitato per la legislazione (671.416);
  • 3 addetti di Gabinetto (180.000);
  • 2 addetti al cerimoniale (120.00);
  • 1 autista (60,616 euro).

A questi, spiega ancora il quotidiano, si aggiungeranno 5 consulenti per gli assessorati (285.600) e 36 addetti (733.400). Tutte figure reclutate a chiamata diretta. “Così ha voluto il presidente Solinas, il sardista, eletto in parlamento in un seggio blindato della Lega in Lombardia, e che con la Lega in Sardegna governa. Ma il  poltronificio” non offre a Solinas solo il  potere di dare lavoro, ma anche quello di toglierlo. La maggio”ranza ha inserito tre emendamenti, ribattezzati “emendamenti Sardara”, che azzerano uffici di gabinetto e ufficio stampa, che a detta della maggioranza mirano a silurare chi aveva partecipato al famigerato pranzo vietato di Sardara”, conclude il quotidiano.

Il pranzo di Sardara

Il riferimento è al pranzo al ristorante alle Nuove Terme di Sardara nel Medio Campidano. Nel quale c’erano anche altri tre commensali vicini a Solinas: il dg dell’assessorato agli Enti locali Umberto Oppus, l’ex dg  di Abbanoa, Sandro Murtas, e l’amministratore straordinario della provincia di Sassari, Pietrino Fois. Il nome è stato fatto dal comandante regionale dei Forestali Antonio Casula, interrogato per tre ore dal pubblico ministero Gianciacomo Pila della procura di Cagliari, ha fatto il nome di Esu. Ieri invece al palazzo di giustizia si è presentato il colonnello Marco Granari, comandante del 151° Reggimento della Brigata Sassari (anche lui uno dei commensali). Il presidente Solinas, quando scoppiò la bomba, negò di esserne a conoscenza.

“Gli elementi che conosciamo oggi  cambiano la questione – ha detto Massimo Zedda – al pranzo di Sardara c’era il portavoce del governatore che aveva dichiarato di non essere parte della comitiva ”. Per l’ex sindaco di Cagliari, “o il presidente è connivente, oppure deve cacciare Esu”. Appare inverosimile che il braccio destro di Solinas, un mercoledì lavorativo, vada a una riunione col gotha dell ’apparato politico-amministrativo del centrodestra sardo, senza che Solinas lo sapesse. “E resta da chiarire il motivo del ‘Sardaragate’ ”, aggiunge Zedda, “di cosa hanno parlato i presenti? Probabilmente della ‘legge del poltronificio’ (la legge 107, che crea 65 nuove poltrone in Regione, dal costo di 6 milioni di euro, ndr)”.