Legge stabilità, saltano i tagli alla sanità. Nessuna sforbiciata per il triennio 2014-2016. Ma i sindacati sono pronti allo sciopero

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Arrivano le prime reazioni alla legge di stabilità varata ieri dal governo. Il presiedente di Confindustria Giorgio Squinzi denuncia: “Serviva più coraggio. Anche se quella intrapresa è la strada giusta non si deve lavorare soltanto per mantenere lo status quo”. Insorgono i sindacati che si dicono pronti allo sciopero. Angeletti e Camusso: “Inaccettabili i tagli al pubblico impiego”.

La manovra

Sui tagli alla Sanità il governo ci ripensa. Nessuna sforbiciata per il triennio 2014-2016. Le bozze in circolazione prevedevano un taglio da 2,6 miliardi nella legge di stabilità. La sanità avrebbe dovuto  contribuire alla copertura della manovra con 500 milioni nel 2014, 1,04 miliardi nel 2015 e 1,11 miliardi dal 2016. La stretta avrebbe dovuto colpire la spesa farmaceutica, le case di cura e i laboratori convenzionati con il servizio pubblico. Ma tutto è saltato.

La legge di stabilità vale all’incirca 11,5 miliardi nel 2014. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Enrico Letta nel corso di una conferenza stampa, a palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di stabilità.  “Oggi facciamo un passo nella giusta direzione. Per la prima volta i conti quadrano senza aumentare le tasse per i cittadini e senza tagli Per la sanità”, ha detto il premier, che ha aggiunto: “la legge di stabilità consentirà in tre anni “un taglio delle tasse per imprese e famiglie dal 44,3 al 43,3%”.  La legge di stabilità – ha annunciato Letta – riduce, nell’arco di tre anni, “di 5 miliardi le tasse sui lavoratori e di 5,6 miliardi le tasse sulle imprese”.

Oggi siamo in grado di presentare al Parlamento la legge di stabilità. Legge di stabilità che sarà fatta in due tempi. Un primo tempo è oggi, il secondo sarà in Parlamento”, ha proseguito il premier, sottolineando che “la legge di Stabilita “consentirà di rispettare gli impegni con l’Europa e di centrare” nel 2014 “l’obiettivo del 2,5% del rapporto deficit/Pil”.