L’eterno divieto della cannabis in un Paese sballato. Parla Bernardini: il priobizionismo è un regalo ai clan

di Paola Alagia
L'intervista
La prima cosa che ha fatto ieri mattina è stata quella di postare sui social le parole pronunciate dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. Per la radicale Rita Bernardini, infatti, quella contro il proibizionismo è una delle battaglie più sentite  e sulla quale da anni ormai si espone in prima persona. “È  importante che il  numero uno dell’Anac sia tornato su questo tema – ha detto a La Notizia – A maggior ragione in un momento in cui sembra che la politica stia dormendo”.
Si riferisce alla proposta di legge ferma alla  Camera da un anno e mezzo?
Sì. Una proposta che tra l’altro è bipartisan. Oltre a quella di iniziativa popolare, promossa anche da noi,  che conta circa 68 mila firme. Ma la cosa più bizzarra è un’altra.
Quale? 
Penso alle tante manifestazioni contro la mafia. Con Don Ciotti e lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tutte iniziative sacrosante. Peccato, però, che poi nessuno pensi a come tagliare l’erba sotto i piedi ai criminali. Una riforma come quella per la legalizzazione della cannabis, infatti, potrebbe stroncare i profitti delle mafie. Ma, caso strano,  nessuno la fa.
Oltre le parate il vuoto?
Dico solo che sono tutti bravi a riempirsi la bocca di belle parole. E nessuno si rende conto del doppio colpo che si infliggerebbe alla criminalità.
In che senso? 
Si porrebbe fine al mercato unico. Al momento infatti le sostanze sono tutte illegali. Ragion per cui i consumatori di cannabis, che sono i più numerosi (tra i 4 e i 5 milioni) diventano anche il principale canale usato dalla criminalità  anche per piazzare a esempio eroina e cocaina. Senza contare gli altri vantaggi di una riforma di questo tipo.
A cosa pensa?
Al di là del fatto che noi Radicali saremmo a favore di una regolamentazione di tutte le sostanze (anche se con modalità diverse), già solo legalizzare la cannabis sarebbe un grande passo avanti. Dal dispiegamento delle forze di polizia impegnate nella repressione del fenomeno alle ricadute sul sistema sanitario nazionale.
Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. 
Vogliamo parlare delle campagne di dissuasione che di certo la criminalità non fa perché non è nel suo interesse? Senza contare, poi, il fatto che ogni consumatore potrebbe controllare ciò che acquista. Anzi, in base al testo di legge, coltivare a casa la cannabis.
Quello che poi lei ha deciso di fare anche in assenza della legge? 
E che si preferisce non vedere. Mi hanno archiviato, infatti, 56 piante. Ma la cosa più scandalosa è che dal 2007 sia in vigore la legge a prima firma Livia Turco in materia di cannabis terapeutica e in 10 anni ancora non siamo riusciti ad assicurarne la fornitura ai malati. Senza contare il paradosso che grida vendetta.
Quale?
Se acquisto cannabis dalla criminalità per uso personale non sono perseguibile. Se la coltivo a casa per non finanziare la mafia, sì.
Avrà la meglio ancora una volta il proibizionismo o la legge sarà approvata? 
Dico solo che sarebbe proprio di una classe politica responsabile fare ciò che è necessario piuttosto che essere populisti ma antipopolari. Anche perché alla lunga queste cose si pagano.