Letta rischia di far rimpiangere il 18,8% di Renzi

Il leader del Partito democratico, Enrico Letta, insiste nell’attaccare Matteo Renzi come responsabile della legge elettorale.

Primo, non dare troppo credito ai sondaggi. Nelle stanze del Partito democratico il pericolo “fascismo” è già stato rimesso nel cassetto. Non funziona come strategia elettorale, il messaggio ormai è logorato fin dai tempi del primo Berlusconi e l’allarme viene in continuazione sminuito da tutti gli avversari risultando inefficace.

INCONTRO TRA IL PD E CONFINDUSTRIA

Enrico Letta insiste nell’attaccare Renzi come responsabile della legge elettorale

Enrico Letta insiste nell’attaccare Renzi come responsabile della legge elettorale (mica per niente il Rosatellum prende il nome proprio dal coordinatore nazionale di Italia Viva Ettore Rosato): “Chi ha votato questa legge elettorale? Io no. Con il cerino in mano restano Rosato e Renzi nel Terzo polo che potrebbe andare con la destra. Questa legge elettorale è stata il tentativo sbagliato di Renzi di costruire una leadership a sua immagine e somiglianza. È sbagliatissimo”, ha detto ieri il segretario del Pd.

La polarizzazione Letta-Meloni non funziona

Ma all’intento del partito sono molti sono convinti (forse a ragione) che discutere di meccanismi elettorali non sia la strategia elettorale per apparire “vicini” alle esigenze dei cittadini preoccupati dall’inverno che arriva. La polarizzazione Letta-Meloni non funziona. Il M5S e il cosiddetto terzo polo (che poi sarebbe il quarto) di Renzi e Calenda continuano legittimamente a occupare la scena e il sondaggio presentato a Porta a Porta che indica il partito di Letta sotto la soglia psicologica del 20% richiede di dare una svolta.

Del resto da settimane si racconta come “disastro” quel 18,8% con cui Renzi aveva lasciato il partito e avvicinarsi sarebbe uno smacco non rimediabile. Nelle retrovie intanto scalpitano i falchi che non vedono l’ora di cucinare Letta in occasione delle prossime elezioni del segretario. Letta puntava molto su un’apertura a sinistra con Sinistra/Verdi in coalizione (e le loro candidature di Aboubakar Soumahoro e Ilaria Cucchi) e sull’ala più “sociale” rappresentata dal vicesegretario Peppe Provenzano ma Unione Popolare (che non viene quasi mai citata dagli esponenti del Pd) e il M5S sembrano funzionare da argine.

Difficile prendere voti a sinistra con Di Maio e Cottarelli. “Arriverà qualche novità nei prossimi giorni”, dicono dal Nazareno. E già il fatto che stiano cercando qualcosa di nuovo certifica che la campagna elettorale si è incagliata.

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