L’Europa crede nella ripresa. E ci accorda più flessibilità. Linea morbida come non mai sui nostri conti pubblici

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La crescita lenta in Italia preoccupa l’Europa, ma stringerci una corda al collo potrebbe solo peggiorare la situazione e quindi Bruxelles ci concederà altra flessibilità sui conti pubblici. Il via libera è arrivato ieri dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, che ha presentato le raccomandazioni ai Paesi membri. “Il Governo italiano – ha detto – ha chiesto di fare un aggiustamento più basso nel 2016 anche per sostenere le previste riforme strutturali. La Commissione considera la richiesta accettabile in base alle regole e monitorerà l’attuazione puntuale delle riforme”, ha detto il commissario. Tradotto, l’Europa lascia in tasca al Governo un po’ di soldi in più da spendere per realizzare le sue riforme e magari chiudere come meglio è possibile la voragine aperta all’improvviso dalla Consulta sulle pensioni, con la restituzione delle somme trattenute dal governo Monti nel 2011.

STIME OTTIMISTICHE
L’Italia aveva incluso nel Documento economico e finanziario (Def) una minore correzione del deficit strutturale (da 0,5 a 0,1 punti di Pil), spiegando che le riforme avviate porteranno benefici al Pil proprio per 0,4 punti del nostro Prodotto interno lordo. Si tratta di 6,4 miliardi che serviranno a sventare l’innalzamento dell’Iva e delle accise. Previsioni alle quali la Commissione crede, valutando “plausibili” gli effetti benefici delle riforme sui conti e sull’economia, nel medio-lungo periodo. Ovviamente, però, Bruxelles non ci ha evitato la solita ramanzina. I nostri squilibri macroeconomici “restano eccessivi” e “richiedono misure decisive e monitoraggio specifico”. In altri tempi, con questi numeri nessuno ci avrebbe salvato dall’avvio di una procedura di infrazione. Ma le cancellerie europee – a partire da quella tedesca – hanno oggi un atteggiamento ben diverso con Palazzo Chigi e con il nostro premier. Dunque, i conti non tornano ma la cosa può passare in cavalleria. Anzi! Dombrovskis ha spiegato che in Italia “misure importanti sono già in corso e a Roma ha visto “la forte volontà politica delle autorità di portare avanti un’ambiziosa agenda di riforme”, e le raccomandazioni di oggi (ieri, ndr) “sostengono questa agenda” per la competitività.

EVITATA LA PROCEDURA
L’Italia resta così insieme a Bulgaria, Francia, Croazia e Portogallo tra i Paesi in cui permangono squilibri da tenere sotto controllo e da correggere con misure straordinarie. Questi squilibri non sono ritenuti però così gravi da giustificare l’avvio di una procedura di infrazione. Malta e Polonia sono uscite dalle relative procedure mentre la Francia resta sotto infrazione e, in base a quanto stabilito dal Consiglio europeo di marzo dovrà stabilire misure di intervento entro il 10 giugno.