L’Europa governata da un Conte. Il premier mette il veto alla solita fuffa Ue sui migranti. E adesso l’Italia conta davvero

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L’Italia fa sul serio. E da ieri anche chi nutriva gli ultimi dubbi è stato costretto a ricredersi. D’altra parte il premier Giuseppe Conte era stato chiaro: “In questi anni abbiamo ricevuto manifestazioni di solidarietà a parole. Ora basta. Questa è l’occasione in cui tutti possono finalmente dimostrare la solidarietà con i fatti”. E l’unico vero fatto è arrivato proprio dal presidente del Consiglio che ha posto il veto sulle conclusioni della prima parte del Consiglio europeo, relativa a “sicurezza, difesa, lavoro, crescita, competitività, innovazione digitale e allargamento” ma non alla questione migranti. Riservandosi di esprimere un voto sull’intero impianto delle conclusioni, compresa quindi la parte sui flussi migratori.

PUGNO DI FERRO
Una mossa, che come primo effetto, ha mandato di traverso la giornata al presidente della Comissione, Jean Claude Juncker, e al presidente del Consiglio, Donald Tusk. Costretti ad annullare la conferenza stampa prevista al termine della prima parte del vertice. Insomma, l’Italia torna a battere i pugni sul tavolo in una partita di fondamentale importanza anche per la cancelliera tedesca Angela Merkel, che per salvare il suo Governo dalla minaccia della Csu di staccare la spina, deve ottenere almeno degli accordi bilaterali che permettano alla Germania di rimandare in Italia i migranti registrati da noi e poi transitati nel Nord Europa. E, non a caso, il vertice dei 28 capi di Stato e di Governo è stato preceduto proprio da un bilaterale tra il premier Conte e la cancelliera Merkel. Incontro non risolutivo. Senza unità, il piano di riserva della cancelliera è quello di puntare l’ultima fiche su una “coalizione di volonterosi”. Insomma, quello iniziato ieri passerà alla storia come il vertice Ue più difficile degli ultimi anni. Il titolo dipenderà dai risultati che riusciranno a portare a casa Italia e Germania.

ALTA TENSIONE
Un vertice difficile quindi, con una posta in gioco altissima: l’esclusione da Schengen. Già perché mentre i paesi favorevoli andranno avanti, condividendo le responsabilità sui migranti, chi deciderà di chiamarsi fuori dal progetto sarà estromesso dall’area di libera circolazione, con la chiusura delle frontiere interne e il contestuale ritorno ai vecchi confini. Ha il suo bravo fardello di problemi da portare, del resto, anche il presidente Emmanuel Macron, messo sotto pressione in Francia dall’opposizione senza sconti di Marine Le Pen, oltre che, da settimane, in rotta con il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. A Bruxelles tenta invano di strappare uun con Conte. Niente da fare, ufficialmente non ci sono i tempi. E allora avvisa: “L’alternativa è semplice. Vogliamo soluzioni nazionali o soluzioni europee di cooperazione? Io difendo soluzioni europee”. Lo spagnolo Sanchez invita l’Italia ad abbassare i toni: “I discorsi incendiari possono essere efficaci in termini elettorali, ma non lo sono come risposta a questi drammi”. Un appello fuori tempo massimo.