L’area a caldo dell’ex Ilva dovrà fermarsi entro la fine di ottobre. La Corte d’appello di Milano ha confermato lo stop: i magistrati ritengono che sia inquinante e di conseguenza nociva per la salute. Vengono quindi rigettate le istanze di sospensiva presentata dalle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia.
La decisione è arrivata prima del previsto: era attesa per la prossima settimana. La Corte d’appello, in una diversa composizione del collegio, ha confermato quanto aveva già stabilito a luglio, quando si era deciso di sospendere l’attività dell’area a caldo, dando 90 giorni alle società per provvedere allo stop. E questo termine scade proprio a fine ottobre.
La sentenza della Corte d’appello di Milano
Secondo i giudici a prevalere è la tutela della salute pubblica, non solo rispetto agli aspetti economici ma anche rispetto agli impatti occupazionali. Per i magistrati il bilanciamento tra i contrapposti interessi “non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute per le quali è stata disposta la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo”.
I giudici richiamano diverse sentenze recenti, dalla Corte Costituzionale alla Cassazione, in cui si fa riferimento al fatto che l’iniziativa economica privata non si può svolgere “in modo da recare danno alla salute e all’ambiente”. I giudici fanno riferimento anche alla sentenza della Corte di giustizia europea del giugno 2024, riferita proprio al caso dell’ex Ilva dopo l’iniziativa dei cittadini di Taranto che avevano promosso un’azione inibitoria contro il siderurgico.
Il futuro dell’ex Ilva: i sindacati in pressing sul governo
La conferma della sospensione dell’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva riporta al centro la questione dei lavoratori dello stabilimento. Sul tema è intervenuta anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che però si rifugia nel classico scaricabarile: “Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c’era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire. È uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore”.
E i sindacati chiedono proprio la convocazione immediata del tavolo. Fim, Fiom e Uilm si rivolgono a Palazzo Chigi: “Riteniamo fondamentale che il Governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi. Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva ed il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese. Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati. Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari. Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali. Subito il blocco dei licenziamenti”.