L’Expo nel mirino delle mafie. Pure i vigili non controllano

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di Alessandro Barcella

Un mistero che sarebbe irriguardoso definire “buffo”, perché tocca questioni delicate quali la trasparenza e l’infiltrazione della criminalità nei grandi appalti. Ma pur sempre un mistero. Ve ne avevamo già parlato, quando si era raccontato della piattaforma informatica Si.Gexpo, una sorta di “cervello elettronico” del sistema di appalti e controllo d’accesso ai cantieri dell’area di Expo 2015. Un cuore informatico, all’interno del quale rientrano i dati su lavori ed imprese esecutrici, forniture e controllo accessi. Un cuore oggi aperto a quasi tutti. Aperto, intendiamo dire, a quegli enti autorizzati espressamente e che hanno titolo legittimo ad accedervi.

Ma qualcosa non torna

Era stata lo stessa Expo S.p.A. a spiegarci: “Ad oggi accedono alla piattaforma informatica Si.Gexpo Prefettura ed Enti di controllo collegati, Comune di Milano, ASL, Inail e Inps, i Sindacati Direzione Lavori Sicurezza (MM-ILSPA), gli affidatari e altri utenti interni: un totale di 233 utenze abilitate”. Tutti dunque, tutti quelli che contano e ci devono essere. Tranne uno, la Polizia locale, di cui allora vi avevamo raccontato la curiosa assenza. Che anche la Polizia Locale avesse pieno titolo ad entrare in Si.Gexpo era emerso da tempo, a più riprese. L’ultima volta era accaduto in occasione della “seconda relazione semestrale” del Comitato antimafia di Milano, che il professor Nando Dalla Chiesa aveva fatto pubblicare a maggio 2013. Tra le “paure” più ricorrenti, era stato detto, c’era quella di ripetere il “caso Olimpiadi Invernali Torino 2006”, dove “nonostante la bontà dei protocolli realizzati in quell’occasione era emerso come la criminalità di stampo mafioso si fosse infiltrata nei lavori”.

Più controlli e più imprevedibili

Ecco dunque l’indicazione, caldamente sottolineata e proposta alle autorità competenti, di fare accedere anche la “Locale” al cuore elettronico di Expo. Obiettivo? “Agevolare la sistematicità e imprevedibilità dei controlli” e “intervenire efficacemente sulla situazione di fatto non solo nei cantieri ma, ancor più, nei loro dintorni e fuori dall’area espositiva”. Ma che fine ha fatto dunque quella richiesta, che a quanto pare era stata segnalata al professor dalla Chiesa dalla stessa polizia locale (in data 3 aprile 2013)?

La conferma di Expo S.p.A.

Sembrava cosa fatta, con Expo a confermarci indirettamente l’indiscrezione: “La Polizia locale ha presentato richiesta qualche giorno fa alla Prefettura ed è in attesa dell’ok per avere accesso alla piattaforma nei prossimi giorni”. Tempi tecnici di accredito una volta ottenuto l’ok della Prefettura? Al massimo due giorni, spiegava ancora Expo.

Una matassa da sbrogliare

Ma qui il mistero davvero si infittisce, perché la Notizia decide di sentire direttamente la Prefettura di Milano, non avendo più avuto nessuna informazione sull’avvenuta autorizzazione. La risposta della prefettura ci gela e al tempo stesso crea un certo imbarazzo: “Abbiamo sentito parlare dai mezzi di informazione di questa richiesta ma a tutt’oggi non ci risulta che sia stata depositata in Prefettura alcuna domanda in merito”. Nessuna richiesta formale da parte della polizia locale, insomma. E qui allora, permettetecelo, si spalanca tutto un mondo di domande. Una richiesta in oggetto è mai stata davvero presentata dalla Polizia Locale? Perché suggerirne l’adozione al Comitato Antimafia e poi non fare nulla di concreto? E di quale autorizzazione parla ancora Expo 2015? Era, ed è, dunque, questione necessaria e urgente (e allora a quanto pare ignorata) o secondaria (e allora del tutto sopravvalutata)? Non ci resta che attendere, speriamo copiose ed esaustive, le risposte degli interessati. E magari, nel frattempo, l’autorizzazione concessa ai vigili, cui crediamo spetti di diritto.

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