Liberare il lavoro, Letta ha un’occasione unica

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di Monica Setta

Conosce il premier Enrico Letta da una vita e anche i ministri (quasi tutti) ma quando parla di questo governo dalle “larghe intese” gli viene in mente la figura dell’hircocervus, un elemento mitologico metà capra e l’altra metà cervo. Un esemplare, dice scherzando Guidalberto Guidi, potente leader della Ducati, già vicepresidente della Confindustria con navigazione di lungo corso nel mondo delle relazioni sindacali, che in natura non dovrebbe esistere e invece potrebbe dar vita ad un nuovo rassemblement politico destinato a rappresentare il “Centro moderato” della destra e della sinistra. Un governo che per Guidi può far bene a patto che riesca a varare alcune misure essenziali, dall’Iva allo sblocco dei crediti della Pubblica amministrazione alle imprese, fino a quella riforma del mercato del lavoro. “Bisogna sfatare il tabù del reintegro”, taglia corto l’industriale emiliano, “solo in questo modo le imprese torneranno ad assumere e non solo a progetto o a tempo determinato”.

Imu, Tares, aumento Iva… Letta vuole metter mano ai grandi problemi per ridare ossigeno a famiglie e imprese. Sono le mosse giuste?
“L’impressione iniziale è ottima, Letta ha fatto esercizio di equilibrio e, malgrado la natura complicata dell’esecutivo, ha dimostrato immediatamente di andare al cuore dei problemi economici del Paese. Vede, fino a ieri fra la politica e i cittadini c’era una sorta di patto fiscale non scritto. La politica poteva anche buttare via i denari, ma ai cittadini spettava l’auto gestione tributaria. Oggi tutto ė cambiato in peggio. Quando a un cittadino viene pignorata la casa perchè non è riuscito a pagare una rata dell’Imu, l’odio sociale contro la Casta sprecona che dilapida soldi pubblici in ruberie monta in modo incredibile. Il cittadino si chiede come si spendono i soldi degli enti pubblici perchè in vent’anni di società comunali, provinciali e regionali, gli sprechi non sono stai pochi, glielo assicuro. Solo nella mia regione, l’Emilia Romagna si contano 17 consorzi di bonifica con 17 cda e altrettanti collegi sindacali. Chi paga tutto ciò se non la collettività cioè i cittadini? Fossi nel premier, non mi fermerei al drastico lifting dei cosiddetti “costi della politica” ma cercherei di fare di più per tentare di affamare la bestia che drena soldi di tutti…”.

Che farebbe, nello specifico?
“Penso ad una mossa decisiva, anche sorprendente, tipo un decreto che annulla tutte le leggi degli ultimi venti anni da associare ad una riduzione considerevole del numero di parlamentari. I cittadini non si indignano tanto per il “quantum” cioè per l’entità degli stipendi degli onorevoli. Il problema non è che essi vengano ben retribuiti, è giusto, si tratta di un loro diritto. Ma vedere la pletora di politici che affolla la Camera o il Senato come fossero una “piazza” e non un luogo strategico per le decisioni dedicate al bene pubblico, beh questo è davvero troppo. Basterebbe un senatore per ogni regione, bisognerebbe azzerare tutti i privilegi, usare la pala meccanica, altro che il bisturi! E redistribuiti le risorse per il lavoro anche e soprattutto per gli ammortizzatori sociali. Attualmente la cassa integrazione in deroga ė dotata di risorse insufficienti per l’intero anno, servono 1,5 miliardi mentre per la nuova occupazione il governo ha già preso la strada giusta studiando manovre di defiscalizzazione e sostegni ai lavoratori con bassi salari allo scopo di assunzioni a tempo indeterminato. Tutto giusto, ma non basterà finchè non si tocca il tabù del reintegro”.

Si parla di “bonus” fiscale e riduzione del cuneo fiscale…
“Le dico che bisogna puntare a sfatare il “reintegro” perchè oggi per gli imprenditori è più facile separarsi dalla moglie che da un dipendente. Nessuno ha il coraggio di dire questo, eppure gli imprenditori continuano a non voler assumere a tempo indeterminato soprattutto in tempi di crisi come questi dove il “portafoglio” degli ordini e della liquidità non è a breve termine ma addirittura ad horas! Inutile pensare di incentivare le assunzioni se non si tocca quel punto strategico; tutti parliamo della competitività dei tedeschi, ma nessuno dice che in Germania ci sono apprendisti da 400 euro al mese… L’Italia avrebbe tutte le carte per ripartire, sono convinto che perfino un aumento di 1/2 punti Iva potrebbe essere assorbito nella catena distributiva procedendo nella virtuosa direzione che punta a spostare la tassazione dalle persone fisiche alle cose; ce la possiamo fare, ma il governo deve essere chiaro sul tema del lavoro e non avere esitazioni”.

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