Liberi tutti in Calabria grazie alla Santelli. A decidere sarà il Tar. Oggi la sentenza dei giudici. Ma resta lo strappo col Governo

di Giorgio Iusti
Politica

Lo scontro tra la Regione Calabria e il Governo approda al Tar. Oggi il Tribunale amministrativo di Catanzaro dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato da Palazzo Chigi contro l’ordinanza del 29 aprile scorso della presidente Jole Santelli, relativamente all’apertura, seppure solo nella parte esterna, di bar e ristoranti. Una fuga in avanti della governatrice azzurra subito criticata dall’esecutivo, alla ricerca del difficile equilibrio tra la ripartenza e le misure necessarie a evitare che il coronavirus torni a dilagare in Italia. Una decisione destinata a pesare anche per quanto riguarda le altre fughe in avanti da parte dei governatori.

BRACCIO DI FERRO. La decisione della Santelli a Roma è apparsa anche come una provocazione da parte delle destre, alla ricerca costante di consensi pure in una fase così delicata come quella della crisi innescata dalla pandemia. Sospetto che ha cercato di smentire la governatrice che, in una conferenza stampa relativa proprio al piano della sua Giunta per la ripartenza in Calabria, ha negato che vi siano stati e vi siano dei “suggeritori” politici, assicurando di “avere massima lealtà nei confronti dei nostri leader”. La stessa esponente di FI ha però poi aggiunto: “A noi gli ordini non li dà nessuno”. Posizioni che hanno portato il Governo a impugnare l’ordinanza, cercando in tal modo anche di evitare che potesse rappresentare un precedente pesante nei rapporti con le altre regioni e che complicasse ulteriormente il difficile lavoro in corso per il post lockdown.

Nel ricorso predisposto dall’Avvocatura dello Stato, sulla base della memoria del ministro degli affari regionali Francesco Boccia, Palazzo Chigi sostiene che l’ordinanza regionale calabrese contiene alcune previsioni che “anticipano l’efficacia di disposizioni di allentamento delle misure restrittive di contrasto e contenimento del contagio da Covid-19 che il Dpcm del 26 aprile 2020 introduce solo a partire dal 4 maggio 2020”. Per il Governo, inoltre, il potere di ordinanza delle Regioni, in condizioni di rischio sanitario, è circoscritto “all’introduzione di misure ulteriormente restrittive, non consentendo l’adozione di misure ampliative, come invece avvenuto nel caso di specie”. Ok insomma ad altri divieti, ma no alla rimozione di quelli disposti a livello centrale.

L’ordinanza della Santelli, per l’esecutivo, “risulta emanata senza alcuna previa interlocuzione formale con il governo”, attraverso “un iter istruttorio lacunoso e carente, privo di alcuna argomentazione scientifica”. Palazzo Chigi, infine, evidenzia il cosiddetto “periculum in mora”, per un provvedimento che “rischia di provocare danni incalcolabili per la popolazione italiana in termini di vite umane, ancor più alla luce delle note croniche carenze del sistema sanitario calabrese”, aggiungendo appunto “il rischio emulativo da parte di altre Regioni, che potrebbero mettere in discussione il ruolo del governo nella gestione della crisi”. Tesi respinte dalla Regione Calabria: nessun rischio. Deciderà ora il Tar.