Libia incandescente. La conquista di Tripoli da parte delle truppe fedeli ad Haftar ha già fatto 35 morti e oltre tremila sfollati. Bombardato anche l’ultimo aeroporto del Paese

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La Libia è ormai una polveriera pronta a saltare in aria. La conquista di Tripoli da parte delle truppe delle Forze armate libiche (Lna) fedeli al generale Khalifa Haftar, dall’inizio dell’offensiva “Diluvio di dignità”, ha già lasciato sul campo almeno 35 vittime, 50 feriti e secondo l’Onu oltre 2.800 sfollati. E nel giorno in cui fonti dell’Eliseo, citate dall’agenzia Reuters, hanno smentito che dietro i piani del generale libico ci sia la Francia, anche l’ultimo scalo aeroportuale finora agibile, quello di Mitiga, è stato bombardato. A mettere fuori uso lo scalo di Mitiga, ad est di Tripoli, è stato un bombardamento compiuto dalle stesse forze del generale Haftar. I media internazionali hanno riferito che sono stati evacuati molti passeggeri che al momento dell’attacco si trovavano nello scalo. Il sito dell’agenzia Alwasat, citando “una fonte autorizzata dell’aeroporto civile di Mitiga”, ha confermando che non ci sono state vittime ma che “i voli sono stati sospesi sine die” e che “gran parte della pista è stata danneggiata”.

L’attacco all’aeroporto di Tripoli, peraltro, arriva dopo una svolta politica abbastanza importante nelle alleanze del generale: due notti fa la Russia ha bloccato una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che condannava l’avanzata del generale. Ma gli Stati Uniti, con una dichiarazione del segretario di Stato Mike Pompeo, hanno intimato a questo punto al generale di interrompere le sue operazioni militari. E ieri, mentre il segretario di Stato americano, Pompeo, chiedeva appunto ad Haftar di “fermare immediatamente” l’offensiva contro Tripoli e a tutte le parti coinvolte di “ridurre urgentemente la tensione”, fonti dell’Eliseo hanno riferito che la Francia “non è stata informata in anticipo dell’avanzata di Khalifa Haftar su Tripoli”.

“La Francia non ha un esercito segreto in Libia”, hanno fatto sapere le stesse fonti citate da Reuters ribadendo che il premier Fayez al-Serraj, che ha il sostegno dell’Onu e anche dell’Italia, “dovrebbe restare un attore chiave e cercare di concludere i negoziati per il processo di pace”. Linea confermata anche dall’ambasciatore francese a Tripoli, Beatrice Dulhan, a margine di un incontro con il ministro dell’Interno libico, Fathi Bashaga, ribadendo che Parigi “sostiene il Governo di accordo nazionale e non ha alcuna agenda segreta”. Gli Stati Uniti, ha detto Pompeo, chiedono ad Haftar uno stop immediato delle operazioni militari contro la capitale libica sottolineando che “questa campagna unilaterale contro Tripoli sta mettendo in pericolo i civili e minando le prospettive di un futuro migliore per tutti i libici”.

Gli Usa, ha ribadito il segretario di Stato, “continuano a fare pressione sui leader libici, insieme ai nostri partner tradizionali, per tornare ai negoziati politici mediati dal rappresentante speciale Onu Ghassan Salame”. Dunque l’unica strada percorribile secondo Washington è “unificare il paese e fornire un piano per la sicurezza, la stabilità e la prosperità per tutti i libici”. Il Cremlino, dal canto suo, ha detto il portavoce Dmitrij Peskov, sfrutterà “tutte le opportunità che ci si presenteranno per spingere tutte le parti ad abbandonare qualsiasi azione che possa provocare sanguinose battaglie e morti civili”, senza però sbilanciarsi sulla posizione e su un’eventuale condanna per l’operato di Haftar.

L’Italia si sta muovendo per via diplomatica. Oggi l’ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Buccino, ha incontrato il premier al-Sarraj alla sede del Consiglio presidenziale per un colloquio sulla situazione politica e di sicurezza in Libia. “Le forze militari libiche sono in grado di vincere l’aggressore e tutti coloro che cercano di destabilizzare e terrorizzare i civili”, ha fatto sapere al-Sarray dopo l’incontro.